24 settembre 2026

Jaspers e lo «spirito europeo» (3a parte)

Jaspers, filosofo tedesco, era molto legato al suo Paese e soffrirà molto, al termine della guerra, osservare che non si rendeva ben conto della sua «colpa» nello sterminio degli ebrei e nell'aver scatenato un inferno con la seconda guerra mondiale. Dopo la sconfitta e la ripresa delle università, nel 1945-46, dedicò le sue prime lezioni all'università di Heidelberg a questo tema, che riassunse in una delle opere più sofferte, Die Schuldfrage, «la questione della colpa». A differenza della quasi totalità delle altre sue opere, questa non fu bene accolta in Germania dove ebbe una diffusione minima e fu spesso disapprovata. Un ufficiale americano, invece, osservò che «il libro era scritto non solo per i tedeschi, ma anche per la coscienza degli alleati». Effettivamente Jaspers non l’aveva scritto solo per i nazisti, ma più in generale per quanti, magari nell'indifferenza, avevano consentito l’affermazione dei totalitarismi (perdita della democrazia e delle libertà), i massacri, le distruzioni. Con questo sfondo Jaspers cercò a Ginevra il recupero dello «spirito europeo».

Cos'è l’Europa?

Come già osservato, Jaspers, aveva dell’Europa in generale una grande opinione, perché ne riconosceva soprattutto i pregi, la storia, la cultura, l’impulso verso la libertà, la capacità di risorgere dopo ogni disfatta, la sua creatività, le immense potenzialità, la spinta irrefrenabile verso la conoscenza del conoscibile, l’attaccamento alla religione biblica. Vedeva tuttavia chiaramente che l’Europa di un tempo non c’era più e che le due guerre mondiali dovevano motivare gli europei ad esaminare profondamente «tutte le creazioni europee», la società delle nazioni romano-germaniche, il Cristianesimo, la civilizzazione moderna, l’Umanesimo, la strepitosa avanzata della scienza, ma anche la convinzione, allora molto diffusa, del tramonto dell’Occidente.

La situazione non era buona e anche Jaspers non si faceva illusioni, non riusciva a provare entusiasmo per ciò che era già stato realizzato e nemmeno per lo slancio con cui si stava operando la ricostruzione, ma non perdeva la speranza: «Ci sentiamo angosciati. Tutto ciò che riusciremo a fare, potremo farlo solo in virtù della risolutezza che è sorretta dalla nostra origine, con pazienza imperturbabile, con spregiudicatezza verso le nuove realtà, con modestia priva d'illusioni, affinché nel “qui e ora otteniamo quanto è possibile, e conseguiamo in tal modo una base sostanziale per il futuro».

Jaspers, però, non cedeva al pessimismo e si domandava: «si tratta veramente del tramonto, oppure sono le doglie di una crisi che conduce a una nuova configurazione dell'antichissima essenza europea? È lo sprofondare di un'intellettualità già inconsistente nella totale incoscienza che segue gli ultimi sprazzi di fuochi artificiali, o le molle dello spirito europeo sono già in tensione per rilanciare in alto la nostra vita?»

Del resto, Jaspers conosceva bene la storia europea e sapeva dunque che l’Europa è sempre sopravvissuta alle peggiori crisi che minacciavano la sua esistenza: «Lotte e guerre dilaniarono l'Europa in ogni tempo. Tuttavia, di fronte ai barbari, ai non credenti, ai pagani e ai non civilizzati esisteva la consapevolezza di costituire un'unità spirituale omogenea. […] Essa fu sempre e di continuo sull'orlo del tramonto - contro i persiani, l'islam, i mongoli - i normanni, gli ungari, i turchi. Ma l'Europa era grande, mentre il globo non era ancora una realtà continuamente presente».

Pur ammettendo che «oggi, i centri di gravità dell'umanità occidentale si spostano lontano dall'Europa, sulle vaste pianure dell'America e dell'Asia», Jaspers non ha dubbi che anche stavolta l’Europa, se vuole, potrà sopravvivere alla sua crisi attuale. Alla domanda «Che cos'è l’Europa?», ch'egli si pose all'inizio della sua relazione, rispose: «È forse la piccola penisola che il continente eurasiatico distende sino all'oceano Atlantico? O non è piuttosto, su questo territorio, un principio spirituale - il principio dell'Occidente? In tal caso, nell'antichità l'Europa comprende la comunità culturale greco-romana che si sviluppò attorno al Mediterraneo. Nel Medioevo la sua estensione coincideva col cristianesimo: la cristianità è l'Europa. Nell'epoca moderna, invece, geograficamente s'intese per Europa il territorio che si estende sino agli Urali; spiritualmente, l'unità che s'impadronì del globo colonizzandolo, quando l'uomo bianco fece valere ovunque i suoi privilegi».

L'Europa di oggi

Gran parte delle citazioni di Jaspers sono prese da
 questa pubblicazione (Brescia, Morcelliana, 2019)
Non so quanto la visione jaspersiana dell’Europa sia oggi condivisa, ma è difficilmente contestabile che oltre al punto di vista geografico sull'Europa possa esistere anche un punto di vista diverso e più esteso, per esempio culturale, storico, religioso. Di fronte ai problemi geopolitici attuali dovrebbe apparire quindi legittimo chiedersi quale punto di vista occorrerebbe adottare per risolvere più facilmente la crisi russo-ucraina, se si tiene conto che non si tratta solo di questioni territoriali, ma anche (e forse soprattutto) culturali, linguistiche, politiche, economiche, religiose.

Il punto di vista di Jaspers oggi non è certamente adottabile integralmente, ma almeno in parte sì. Infatti è vero che dal 1946 le condizioni generali in Europa sono cambiate, che le immagini della guerra si sono dissolte, che gli europei sono più tranquilli e benestanti, che la pace, almeno nei Paesi occidentali, regna ancora sovrana, ma anche in questi Paesi non sono scomparse le tensioni geopolitiche, non è venuto meno il senso del tragico (nella coscienza, nell'esistenza e nella storia), non è scongiurata la paura della guerra (perché non può lasciare indifferenti tutta questa voglia di riarmo, soprattutto nei due Paesi più inclini alla guerra come Germania e Francia) né la possibilità di un ricorso all'arma nucleare (facendo dire all'analista Lucio Caracciolo, che in tal caso la guerra durerebbe al massimo una mezzoretta) e non è stata affatto superata la drastica alternativa «di lasciare dietro di sé un globo terrestre privo di vita, come un granello di polvere nell'universo, oppure diventare uomini autentici, capaci di vivere veramente insieme la propria sorte comune e di impedire quella fine».

Per una pacificazione ragionevole, Jaspers probabilmente non avrebbe dubbi nel proporre di riconsiderare le peculiarità dell’Europa, soffermandosi sui diritti delle persone piuttosto che sui diritti degli Stati, sulla sua storia («L'Europa è la democrazia di Atene, della Roma repubblicana, degli svizzeri e degli olandesi, degli anglosassoni»). Aggiungo anche che secondo Jaspers, in Europa (ed Europa e Russia per Jaspers fanno parte dell’Occidente cristiano!) la crisi russo-ucraina andrebbe risolta dall'Europa e non da altri: «Come europei, noi possiamo volere solo un mondo in cui l'Europa abbia il suo posto, in cui però né l'Europa né un'altra cultura domini su tutte le altre - un mondo in cui gli uomini si lascino liberi l'un l'altro, e prendano parte alle mutue vicende nella sollecitudine reciproca. Noi non viviamo in base a un'idea europea ma occidentale, poiché racchiude in sé l'America e la Russia. È un'idea che vuole diventare idea dell'umanità». (Segue)

Giovanni Longu
Berna, 24.9.2026