Questo motto non lo si sente quasi più, nemmeno nel giorno della Festa del lavoro, il 1° maggio, perché se è facile ripetere qualche articolo della Costituzione italiana, per esempio «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» (art. 1) o «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro», è ben più difficile esigere dal Parlamento e dal Governo di promuovere «le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4).
Si obietterà che questo compito non è facile, ma non sta scritto da nessuna parte che allo Stato si debbano chiedere solo interventi poco impegnativi, soprattutto se si ricorda che è compito della Repubblica mettere ogni cittadino e cittadina in condizione di «svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società» (art. 4, comma 2).
Occorre ricordarlo, soprattutto oggi, perché lo Stato
italiano è inadempiente, avendo preferito che dall'Unità ad oggi milioni di
cittadini e cittadine affrontassero i disagi e le sofferenze spesso molto
gravose dell’emigrazione per evitare possibili conflitti sociali in un’Italia che ancora oggi non sembra in grado di
creare le necessarie condizioni per realizzare anche solo il primo articolo
della sua Costituzione e un livello accettabile di benessere comune.
In tanti discorsi
ufficiali, anche di sindacalisti, non ho mai sentito il richiamo alla formazione
continua come strumento indispensabile per mantenere la competitività delle
imprese e l'incremento dell’occupazione in grado di affrontare i cambiamenti
tecnologici in atto, il rinnovamento radicale della formazione professionale
per le nuove generazioni, anche di stranieri, per renderle parte attiva e
fondamentale della società in rapida trasformazione, la lotta alle disuguaglianze e alla povertà.
Non ho sentito
risposte concrete e soddisfacenti a domande cruciali come queste: a che serve
lo Stato? A che serve la dialettica politica? A che servono i sindacati e le
organizzazioni padronali? … se non per creare e mantenere la prosperità comune?
Giovanni Longu
Berna, 1° maggio 2026
