L’enorme
afflusso di italiani nella Confederazione aveva probabilmente indotto molti a
considerare la Svizzera un Paese con poche leggi ferree difficilmente
aggirabili, ma con buone prospettive di successo, lavorando sodo e osservando
le clausole del contratto di lavoro, per lo più «stagionale». Stando alle
statistiche, negli anni Sessanta centinaia di migliaia di persone giunsero qui
con questa consapevolezza e con la speranza di risolvere presto i loro problemi
personali e familiari. Poco importava che l’economia svizzera le considerasse
«braccia» o poco più, Gastarbeiter o «lavoratori ospiti» perché a tempo
determinato, provvisori e quindi precari; ciò che importava era soprattutto la
paga e la sicurezza del lavoro. I problemi dell’immigrazione di massa, ormai
soprattutto dal Mezzogiorno d'Italia, non tardarono a manifestarsi,
accompagnati spesso dall'illusione che si potessero risolvere organizzando tra
gli immigrati una sorta di massa critica in grado di «pesare» sia sulle
istituzioni italiane che su quelle svizzere.
I problemi
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| I problemi occupazionali sono stati per molto tempo all'origine dell'emigrazione. |
I
problemi nascevano soprattutto dalla situazione occupazionale italiana che non accennava a
migliorare nonostante il boom economico e dalla debolezza della politica dei due Paesi coinvolti. Quella
italiana era visibilmente incapace di creare occupazione, soprattutto al Sud, e
totalmente invischiata nella lotta partitica tra comunisti e democristiani.
Persino l’emigrazione era oggetto di scontro e il governo svizzero, decisamente
anticomunista, in più occasioni cercò di contribuire al successo dei
democristiani guidati da Alcide
De Gasperi, che riuscirono
persino ad escludere i comunisti dalle trattative con la Svizzera per il nuovo
accordo di emigrazione/immigrazione.
| Svizzera: predominio dell'economia sulla politica. |
| L'ultima sede del CISAP di Berna |
Due soluzioni esemplari
Nel tentativo di creare un elemento di autentica condivisione e di collaborazione favorendo l’informazione, la riflessione e l’amicizia fu fondato sessant'anni fa L’ECO, quale «giornale per gli Italiani in Svizzera». Il fondatore Mando H. Forster, che non era italiano ma conosceva bene le problematiche degli italiani immigrati in Svizzera ed era convinto che molti problemi si potessero risolvere più facilmente se ci fosse più armonia tra italiani e svizzeri. L’ECO intendeva favorirla.
Il CISAP, Centro italo-svizzero di formazione professionale, è stato uno splendido esempio di collaborazione italo-svizzera. Agli inizi degli anni Sessanta, quando si poteva a ragione parlare di due mondi separati e sconnessi (anche per ragioni linguistiche), Giorgio Cenni e un piccolo gruppo costituito da immigrati della prima ondata di immigrati del dopoguerra (provenienti soprattutto dal Nord) e alcuni amici svizzeri riuscirono a stabilire connessioni prima inimmaginabili, coinvolgendo in un’impresa che ha dell’incredibile l’immigrazione organizzata, le autorità italiane e svizzere e le organizzazioni professionali (padronali e sindacali).
Del contributo del L’ECO e del CISAP alla
soluzione dei tanti problemi provocati dall'ondata immigratoria del secondo
dopoguerra tratterò più diffusamente nei prossimi articoli, in cui segnalerò
anche l’originalità di queste due soluzioni riuscite rispetto ad altri
tentativi effimeri.
Avvio di una nuova politica migratoria
Per dovere di verità devo però premettere che sia le autorità italiane che quelle svizzere non erano insensibili al disagio di alcune categorie di stranieri (specialmente stagionali e annuali), ma spesso non riuscivano ad andare oltre le buone intenzioni. Anche l’Accordo fra la Svizzera e l’Italia relativo all'emigrazione dei lavoratori italiani in Svizzera del 1964, che prevedeva miglioramenti importanti alla complessa situazione fu solo un compromesso destinato a dare i maggiori benefici solo in tempi lunghi (riduzione del numero di stagionali, stabilizzazione degli stranieri dimoranti e domiciliati, avvio di una seria politica d’integrazione specialmente per le seconde generazioni, ecc.).Quell'Accordo
rappresentava comunque per molti immigrati un nuovo orientamento importante e
maggiori opportunità, ma anche qualche preoccupazione in più perché i movimenti
xenofobi reagirono malamente ai presunti «privilegi» degli italiani. Sul lungo periodo, tuttavia, non c'è dubbio che l'Accordo del 1964 segnò per l'immigrazione italiana l'avvio di una nuova politica migratoria, di cui si darà conto nei prossimi articoli (Segue).
Giovanni Longu
Berna 20.02.2026
