Gli Anni Sessanta del secolo scorso sono stati per l’immigrazione italiana in Svizzera un decennio fondamentale perché hanno chiuso la modalità d’immigrazione precedente e hanno gettato le basi della nuova immigrazione, quella che ancora oggi è in via di trasformazione con le seconde e successive generazioni. Negli Anni Sessanta tanto l’Italia quanto la Svizzera avevano bisogno dell’emigrazione/immigrazione, la prima per evitare una crisi sociale grave dovuta allo squilibrio tra Nord e Sud dello sviluppo postbellico, la seconda per far fronte alle esigenze dell’economia che richiedeva manodopera in grande quantità. Il nuovo Accordo di emigrazione/immigrazione del 1964 (entrato in vigore nel 1965) corresse alcune distorsioni del precedente accordo del 1948, migliorò lo statuto giuridico dei migranti, gettò le basi di una nuova politica migratoria svizzera, avviò il lungo processo d’integrazione soprattutto della seconda e delle successive generazioni di stranieri, diede una forte spinta alla trasformazione dell’immigrazione dall'Italia.
Anni di grandi trasformazioni
Gli immigrati italiani, posti di fronte al bivio se
rientrare in patria o restare, decisero in gran parte di restare, prendendo il
domicilio e integrandosi, nonostante quel rigurgito di nazionalismo di una
parte degli svizzeri, che ambiva ad appropriarsi in esclusiva del benessere
raggiunto, ritenendo di non aver alcun debito nei confronti degli immigrati
stranieri oltre il salario convenuto con gli accordi bilaterali. Pensava
persino di poter continuare ad attingere dal mercato del lavoro italiano la
manodopera a basso costo, ignorando che le esigenze dell’economia stavano
cambiando, che anche l’Italia stava diventando attrattiva per numerosi
immigrati dal Terzo Mondo, che in Svizzera la popolazione di origine italiana stava
crescendo non solo demograficamente ma anche culturalmente, professionalmente,
finanziariamente, politicamente e contribuiva come quella svizzera alla
prosperità comune.
In Svizzera, agli inizi degli Anni Sessanta si era pensato di modificare le modalità d’immigrazione e di soggiorno degli stranieri alimentando specialmente nei ceti sociali medio-bassi la paura dei troppi stranieri (pericolo d'inforestierimento) col rischio di perdere posti di lavoro, di far aumentare il rincaro del costo della vita e specialmente delle pigioni, di accelerare la perdita di benessere per carenza di molte infrastrutture sociali (asili, scuole, ospedali, servizi…), incoraggiare la pretesa degli stranieri di partecipare allo stesso titolo degli svizzeri al benessere generato in comune...
D’altra parte, a partire dagli Anni Settanta si
poteva facilmente documentare una lenta ma effettiva trasformazione della
popolazione, dell’economia, della politica, della società svizzera, ma anche
della popolazione straniera, soprattutto di quella italiana ancora
maggioritaria. Aumentarono i centri d'incontro, i gruppi di lavoro misti, le associazioni multinazionali, le associazioni scolastiche, ecc.
Trasformazione dell’immigrazione: i contributi del L’ECO e
del CISAP
| Il CISAP ha potuto svilupparsi soprattutto col sostegno del sindacato FLMO . Nell'immagine la firma della prima Convenzione FLMO-CISAP riguardante il Giura (23.10.1970) |
Il CISAP è stato non solo un esempio d’integrazione
riuscita perché tutti gli allievi che hanno seguito fino in fondo i suoi corsi
superando gli esami finali hanno potuto inserirsi positivamente nel mondo del
lavoro e nella società, ma è stato anche un modello di integrazione pluralistica
e interculturale (perché i corsi erano frequentati da allievi eterogenei ed
erano finalizzati a formare cittadini soddisfatti e responsabili), il corpo
docente comprendeva persone di formazione e nazionalità diverse, i corsi erano sostenuti
e sorvegliati dalle competenti autorità svizzere e italiane (rappresentate nel
consiglio di amministrazione, nelle commissioni d’esame, nei gruppi di lavoro
speciali), erano stimolati e indirizzati dalle parti sociali (datori di lavoro
e sindacati, anch'essi rappresentati nei consigli e nelle commissioni),
godevano della fiducia della collettività immigrata (perché corrispondevano a
un reale bisogno di emancipazione e di riuscita, erano attentamente seguiti dai media nazionali e internazionali.
Sia L’ECO che il CISAP hanno fatto scuola, perché il
loro esempio è stato ampiamente seguito da altre testate e da altri enti di
formazione professionale, ma la loro eccezionalità in un’epoca difficile per
l’immigrazione italiana in Svizzera meriterebbe di essere meglio conosciuta e
valorizzata, come meriterebbero di essere maggiormente conosciute quelle
persone che per anni si sono lasciate guidare dalla comprensione del presente e
dalla previsione del futuro, dal coraggio dell'utopia, da un grande senso di
solidarietà e di altruismo, aprendo nuove strade per agevolare ad altri il
percorso e indicando sempre traguardi raggiungibili e utili, uomini che,
superando se stessi, i loro limiti e i loro difetti, hanno creato di fatto opere
la cui grandezza li sovrastava. Per questo proseguirà la pubblicazione dei primi documenti relativi alle origini del CISAP con i nominativi dei principali protagonisti.
Giovanni Longu
Berna, 27.8.2026








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