L’ECO e il CISAP meriterebbero ciascuno un approfondimento (una tesi di laurea?) per conoscere con maggiori dettagli la situazione dell’immigrazione italiana in Svizzera negli anni Sessanta, ossia in un periodo in cui non solo essa stava mutando quantitativamente (a seguito dell’immigrazione di massa) e qualitativamente (a seguito di importanti interventi della politica), ma stava cambiando anche la società (perché l’eco delle discussioni e decisioni parlamentari giungeva attraverso i media a tutti i cittadini svizzeri e stranieri). L’ECO ha attestato con resoconti, testimonianze, rilevazioni, e analisi l’«ottuso nazionalismo» ma anche l’«apertura» di molti svizzeri e l’esigenza di nuovi processi integrativi. Il CISAP ne ha fornito un esempio straordinario, un modello, evidenziando l’importanza della formazione professionale per la soluzione di molti problemi esistenziali personali e familiari, soprattutto per i giovani (seconda generazione). Data l’originalità e l’efficacia di quel modello, ritengo opportuno chiarirne in rapida sintesi alcuni aspetti fondamentali che l’hanno caratterizzato.
Il CISAP per gli immigrati
Gli iniziatori del CISAP erano convinti che molti problemi (psicologici, finanziari, familiari) degli immigrati dipendevano dal divario esistente con gli svizzeri sul piano professionale, essendo questi solitamente preparati e titolari dell’attestato federale di capacità, mentre la maggior parte degli italiani ne era sprovvista. Per i promotori del CISAP il divario poteva e andava superato accrescendo le competenze, teoriche e pratiche, dei lavoratori stranieri con un’opportuna formazione professionale, estesa anche alla cultura, alle conoscenze della lingua locale, all'arte, alla storia, alla civica, al diritto...Che questa fosse una soluzione praticabile ed efficace lo
dimostrarono, come già ricordato nel precedente articolo, i 128 iscritti ai
primi corsi biennali (per
aggiustatori meccanici, tornitori, fresatori, automeccanici ed elettrauto),
le autorità italiane e svizzere, i datori di lavoro, l’interesse dei media
locali (il quotidiano di Berna Der Bund uscì con un’intera pagina
dedicata al CISAP) e nazionali (la radio e la televisione cominciarono ad
interessarsi ai corsi), la necessità di nuovi locali nella vicina Wylerstrasse,
ma soprattutto l’interesse ad una stretta collaborazione da parte del sindacato
dei metalmeccanici FLMO (Federazione Lavoratori Metallurgici e Orologiai).
Il CISAP e la FLMO
L’incontro CISAP-FLMO fu naturale e spontaneo (quasi tutti gli iniziatori del CISAP erano
iscritti al sindacato), perché avevano in comune la consapevolezza che
un alto livello di formazione professionale, oltre a sviluppare le competenze
lavorative e offrire una buona protezione contro la disoccupazione, favorisce
la dignità e la personalità del lavoratore, lo rende libero e indipendente, facilita
l’integrazione culturale e sociale degli stranieri, rispettandone la
provenienza e la mentalità.
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| 1a Convenzione FLMO-CISAP riguardante il
Giura (23.10.1970) (Da sin.: G. Cenni e J. Allenspach per il CISAP, H. Mischler e G. Tschumi per la FLMO, R. Cangelosi, viceconsole d'Italia a Berna) . |
La collaborazione fu sancita da diverse convenzioni. Un passaggio sempre presente recitava: «Dovunque il bisogno si fa sentire, la FLMO e il CISAP creeranno - secondo le loro possibilità - le condizioni favorevoli a una formazione professionale e culturale, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori immigrati». Il bisogno era evidente perché la stragrande maggioranza degli stranieri non disponeva di un’adeguata formazione professionale.
Per questo la collaborazione FLMO-CISAP fu intensa, durò a
lungo e produsse, soprattutto nel Cantone di Berna, frutti copiosi,
riconosciuti soprattutto da quanti hanno beneficiato dei corsi offerti e dalle
loro famiglie.
Un modello di collaborazione
Bisogna anche dire che la collaborazione, ossia il
coinvolgimento nelle decisioni e nelle responsabilità delle principali organizzazioni
competenti, per almeno un trentennio è stata per il CISAP una garanzia di
successo e per l’intera società immigrata un modello imitabile. Tanto è vero
che l’importanza della formazione professionale ha raggiunto ovunque in
Svizzera livelli di consapevolezza mai raggiunti in precedenza, gli enti
deputati alla formazione e al perfezionamento professionali dei lavoratori
stranieri hanno potuto migliorare e diversificare la loro offerta, l’utilità di
molte iniziative formative è stata ampiamente riconosciuta, l’integrazione
professionale soprattutto dei giovani della seconda generazione si è
grandemente sviluppata, contribuendo alla valorizzazione dell’italianità in
tutta la Svizzera. In effetti, oggi, la distinzione fra italiani e svizzeri a
livello professionale, culturale, sociale e persino politico è quanto meno
problematica, a tutto vantaggio di uno sviluppo comune.
Giovanni Longu
Berna 13.08.2026






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