25 agosto 2026

DOCUMENTI RELATIVI ALLE ORIGINI DEL CISAP

 3. [RIUNIONE PROMOTORI] Verbale della riunione all'Hotel Touring, venerdì 18.2.66, ore 20.00

Su invito dei promotori del C.I.S.A.P. hanno partecipato alla riunione 24 dei promotori, 2 si sono scusati: i sigg. Stoppa Ugo e Gonnella  Giuseppe.

Alla riunione sono presenti tutti gli invitati tranne il sig. Stoppa, che intende non partecipare. Dopo il saluto e l’introduzione del Direttore, si passa alle decisioni pratiche. Il [console d'Italia] Dr. Mancini chiarisce lo scopo di questa iniziativa e fa la storia di quanto è avvenuto fino ad ora, in modo particolare nella riunione del 28.1.1966.

I presenti sono d’accordo di dare subito inizio alla attività pratica del centro, per poi alla fine di giugno riesaminare le questioni in sospeso con le personalità svizzere presenti alla prima riunione e con altre pure da invitare per ottenere il loro appoggio.

Il Dr. Mancini legge lo statuto articolo per articolo ed i presenti propongono delle modifiche e delle correzioni. La nuova stesura sarà curata dal sig. Scognamiglio e ciclostilata.

Per permettere il funzionamento pratico del Centro i presenti si formano in Consiglio Amministrativo del Centro ed eleggono come loro presidente il Prof. Allenspach Joseph.

Nel Comitato di direzione vengono eletti Cenni come direttore, Scognamiglio come segretario, Bonaldo come cassiere. Ai sigg. Bello Giovanni e Giuseppe, De Giorgi, Di Pietro, Ceccato, Iacchini, Ing. Tedeschi e Zanardo viene affidato l’incarico di consiglieri tecnici nel comitato di direzione. Nella Commissione di revisione dei conti vengono eletti Pedretti, Prosperi e  Zola.

Alle ore 22.30 il Dr. Mancini lascia la seduta e la presidenza della riunione viene assunta dal Prof. Allenspach.

Il Direttore Cenni illustra ai presenti quanto di pratico è stato finora realizzato, illustra le direttive  che dovrebbero presiedere all’attività del Centro e convoca il Comitato Direttivo per martedì 22 febbraio alle ore 20 nella sede del Centro in Jägerweg 7. [Si passa quindi] alle questioni pratiche:

a)     Un volantino propagandistico preparato dal Segretario, viene esaminato ed approvato. La tipografia sindacale deve preparare un volantino di saggio ed il preventivo per 3.000 di essi. Lo stesso preventivo deve essere richiesto anche ad un’altra tipografia in modo da poter scegliere quello più economico.

b)     La tassa per iscrizione, frequenza e materiale deve essere di 15 frs.  al mese, pagabili per quadrimestre.

c)     Visiteranno la Scuola di Milano, per i programmi e le macchine occorrenti, il Direttore, il Segretario e, se possibile finanziariamente, Zanardo. Viaggio previsto per il 2-3 marzo.

d)     Finché avremo le macchine, ogni classe avrà 6 ore settimanali di teoria. Va preparato un piano successivo con 3 ore di teoria e 6 di officina.

e)     Il Segretario deve scrivere alla General Motors di Biel, alla FIAt, alla Olivetti e all'Alfa Romeo per avere del materiale didattico. Deve anche orientare radio, TV e giornali sulla iniziativa.

f)      Occorre trovare ancora 3 insegnanti di tecnologia, 2 di cultura generale e tedesco, 2 di matematica e 2 di tedesco.

g)     Occorre preparare le tessere di riconoscimento per chi frequenta i locali del Centro.

Le ferie estive sono nell'intero mese di luglio e la prima settimana di agosto.

h)     Le iscrizioni in segreteria saranno ricevute dai colleghi Cenni, Scognamiglio e Bonaldo il lunedì, mercoledì, venerdì e sabato.

i)      Occorre preparare una lettera per raccogliere fondi a) dai datori di lavoro e ditte svizzere, b) dai consiglieri del Centro c) dai soci del sindacato FOMO e FLEL Per a) bisogna studiare la lettera col Presidente.

l)      La tipografia sindacale  deve stampare 3.000 vaglia per il versamento postale.

m)   Il Direttore e il Segretario devono essere in contatto permanente.

n)     Il sig. Oberholzer deve essere invitato come consigliere tecnico e il sig.  Zingg come consigliere legale.

[non sono indicate la fine della riunione né l’indicazione del verbalista, probabilmente Scognamiglio]. Sono stati invece elencati i Soci fondatori del CISAP e i membri del Consiglio di amministrazione del CISAP:

 

SOCI FONDATORI DEL CISAP E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL CISAP

Nominativi

Funzione

Allenspach Josef

Presidente del Consiglio di amministrazione

Cenni Giorgio

Direttore CISAP

Scognamiglio Guido

Segretario CISAP

Bonaldo Cinzio

Cassiere

Bello Giovanni

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Bello Giuseppe

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Ceccato Daniele

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Cenni Giorgio

Direttore CISAP

De Giorgi Gianfranco

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Di Pietro Salvatore

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Jacchini Paolo

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Pedretti Graziano

Revisore dei conti

Prosperi Mirro

Revisore dei conti

Tedeschi Pasquale

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Zanardo Floriano

Consigliere tecnico nel Comitato Direttivo

Zola Dante

Revisore dei conti

Bonacina Stefano

Socio fondatore

Capodifoglio Giustino

Socio fondatore

Chiarello Francesco

Socio fondatore

Fargnoli Bruno

Socio fondatore

Pilotto Ottorino

Socio fondatore

Franco Luciano

Socio fondatore

Gonnella Giuseppe

Socio fondatore

Passoni Gianfranco

Socio fondatore

Russo Filomeno

Socio fondatore

Vicentini Claudio

Socio fondatore

  

19 agosto 2026

DOCUMENTI RELATIVI ALLE ORIGINI DEL CISAP

2. Incontro all’Hotel Bellevue, venerdì 28 gennaio 1966, ore 22.00.

su invito del Console d’Italia a Berna dottor Antonio Mancini

Berna, Hotel Bellevue
Presa di contatto dei promotori del Centro Italiano in Svizzera per l’Addestramento Professionale (C.I.S.A.P.) con i rappresentanti del Consolato d’Italia, dei datori di lavoro, della Scuola Artigianale, del Sindacato FOMO e della Polizia.

Il Console d’Italia a Berna, dr. Antonio Mancini saluta gli invitati ringraziandoli della sollecitudine con cui hanno risposto all'invito loro rivolto.

Il signor Cenni Giorgio, operaio presso la ditta Hasler e principale promotore del CISAP, illustra brevemente le necessità e lo scopo del Centro. Il signor Grossenbacher, Direttore della Scuola Professionale di Berna, raccomanda di studiare con il BIGA [Bundesamt für Industrie, Gewerbe und Arbeit, in italiano: UFIAML: Ufficio federale dell'industria, delle arti e mestieri e del lavoro], prima di tutto, la questione del riconoscimento del certificato (ufficiale italiano di fine corso) da parte svizzera.

Il signor Stoppa Ugo, funzionario delle P.P.T.T. e insegnante della Scuola Artigianale nel corso di telefonia da questa tenuto per lavoratori italiani, sostiene la raccomandazione fatta dal  direttore Grossenbacher.

Il signor Kuhn Max, segretario della sezione di Berna del sindacato FOMO, promette di interessarsi presso il comitato direttivo della FOMO, affinché il CISAP ottenga appoggio morale e finanziario. Raccomanda di osservare bene le leggi e i regolamenti svizzeri riguardanti il campo d’azione del CISAP.

Il dottor Mancini ringrazia per gli interventi effettuati e afferma che informerà il signor Ambasciatore d’Italia a Berna perché siano fatti i passi necessari presso l’Ufficio Federale dell'industria, dell’artigiano ed del lavoro.

Poiché nel frattempo si sono fatte le 23.30 il locale deve essere lasciato. Ci si vedrà per la seconda presa di contatto appena in possesso di nuove notizie.

Traduzione e verbale a cura di Guido Scognamiglio.
Berna,  14  febbraio 1966

18 agosto 2026

DOCUMENTI RELATIVI ALLE ORIGINI DEL CISAP: 2.

A conclusione degli articoli dedicati al CISAP (Anni Sessanta) desidero riportare alcuni documenti inediti (inviti, incontri, elenchi di soci, statuto, verbali delle prime riunioni) relativi alle origini del CISAP, alla sua organizzazione iniziale e ad alcune iniziative significative degli Anni Sessanta (nb. purtroppo alcuni documenti non sono datati!).

1. Lettera del console Antonio Mancini

È la lettera con cui il console d'Italia Antonio Mancini (prot. N. 00870) nel gennaio 1966 invita alcune personalità di Berna a un incontro conviviale e informativo sul progetto CISAP presso l'Hotel Bellevue di Berna. L'incontro avrà un momento conviviale (a partire dalle ore 20.15) e un successivo momento informativo, con la partecipazione dei Promotori, sul costituendo CISAP .   (N.B. Le note non sono contenute nell'originale). 

                                                                                                                                            Bern, den       GEN. 1966

Sehr geehrter Herr…

eine Gruppe von Italienern aus Bern hat mir den Wunsch geäussert, für unsere nach hier ausgewanderten Arbeiter Berufsausbildungskurse ins Leben zu rufen. Selbstverständlich würde es sich um Kurse für Leute die bereits hier arbeiten handeln; dieselben würden so umfangreich als möglich gestaltet, könnten aber nicht das von jedem einzelnen Sektor der Schweizer Gewerbeschulen vorgesehene detaillierte Programm berücksichtigen.

Ich gestehe ihnen, dass weder ich noch meine Mitarbeiter in der Lage sind, in dieser Angelegenheit Ratschläge und Meinungen abzugeben, auch wenn es dem Wunsch dieses Konsulats entspricht, solchen achtbaren Initiativen mit jeder Hilfe beizustehen.

Die Gruppe von Italienern, von welchen ich eine Namensliste[1] beilege, hat die Absicht geäussert für die Verwaltung der Kurse ein entsprechendes «Zentrum» zu schaffen und eine «Vereinigung». Für die Verwaltung des Zentrums selbst zu gründen. Es wäre ihr lebhafter Wunsch an der Initiative auch daran interessierte schweizerische Persönlichkeiten teilnehmen zu lassen und haben gedacht, diesbezüglich Ihre Meinung wegen einer eventuellen Mitarbeit Ihrerseits zu hören.

Wenn Sie der Ansicht sind, dass die Angelegenheit interessant und ausführbar ist, möchte ich Sie zu einer Diskussion einladen, welche am Freitag, den 28.1.1966, im Hotel Bellevue in Bern, um 22 Uhr, stattfinden wird.

Wie auch Ihre Entscheidung sein wird, so möchte ich Sie höflichst bitten um 20.15 Uhr an einem geselligen Abendessen[2], vor der Diskussion, im selben Hotel Bellevue, teilzunehmen.

Indem ich Ihnen meine besten Dank ausspreche, zeichne ich mit vorzüglicher Hochachtung


                                                                                                                                                        (f.to Antonio Mancini)

                                                                    Traduzione:

Egregio Signor…

un gruppo di italiani residenti a Berna mi ha espresso il desiderio di istituire corsi di formazione professionale per i nostri lavoratori emigrati qui. Ovviamente si tratterebbe di corsi rivolti a persone che già lavorano qui; tali corsi sarebbero strutturati nel modo più completo possibile, ma non potrebbero tenere conto del programma dettagliato previsto da ogni singolo settore delle scuole professionali svizzere.

Devo ammettere che né io né i miei collaboratori siamo in grado di fornire consigli o pareri in merito, anche se è desiderio di questo Consolato sostenere con ogni mezzo tali lodevoli iniziative.

Il gruppo di italiani, di cui allego l’intenzione di organizzare un apposito «Centro» per la gestione dei corsi e di fondare un’«associazione» Per la gestione del centro stesso. Sarebbe loro vivo desiderio coinvolgere nell’iniziativa anche personalità svizzere interessate alla questione e hanno pensato di chiedere il Suo parere in merito a un’eventuale collaborazione da parte Sua.

Il gruppo di italiani, di cui allego un elenco dei nomi, ha espresso l’intenzione di creare un apposito «Centro» per la gestione dei corsi e di fondare un’«Associazione» per la gestione del centro stesso. Sarebbe loro vivo desiderio coinvolgere nell'iniziativa anche personalità svizzere interessate alla questione e hanno pensato di chiedere il Suo parere in merito a un’eventuale collaborazione da parte Sua.

Se ritiene che la questione sia interessante e realizzabile, vorrei invitarla a una discussione che si terrà venerdì 28 gennaio 1966 all’Hotel Bellevue di Berna, alle ore 22.

Qualunque sia la sua decisione, la prego cortesemente di partecipare alle ore 20.15 a una cena conviviale, prima della discussione, presso lo stesso Hotel Bellevue.

Nel porgerLe i miei più sentiti ringraziamenti, Le porgo i miei più distinti saluti

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    f.to Antonio Mancini



[1]     Lista dei «Promotori» del CISAP invitati all’incontro (seconda parte) all'Hotel Bellevue del 28.1.1966: Cenni Giorgio, Ceccato Daniele, Ciardelli Quinto, Chiarello Francesco, De Giorgi Franco, Di Pietro Salvatore, Gonnella Giuseppe, Mino Marcello, Scognamiglio Guido, Vicentini Claudio, Zola Dante, Zanardo Floriano.

[2]     Di quella cena uno dei partecipanti ha conservato il menu (che non aveva nulla di italiano): «Saumon fumé aux délices hollandaise / Toast et beurre * Oxtail clair au sherry * Canard à l’orange / Riz à la grecque / Céleris Clamart / Salade élégante * Rocher de glaces Williams / Friandises».                                                                                                                                                                      

13 agosto 2026

Anni Sessanta, decennio fondamentale: L’ECO e CISAP (13a parte)

L’ECO e il CISAP meriterebbero ciascuno un approfondimento (una tesi di laurea?) per conoscere con maggiori dettagli la situazione dell’immigrazione italiana in Svizzera negli anni Sessanta, ossia in un periodo in cui non solo essa stava mutando quantitativamente (a seguito dell’immigrazione di massa) e qualitativamente (a seguito di importanti interventi della politica), ma stava cambiando anche la società (perché l’eco delle discussioni e decisioni parlamentari giungeva attraverso i media a tutti i cittadini svizzeri e stranieri). L’ECO ha attestato con resoconti, testimonianze, rilevazioni, e analisi l’«ottuso nazionalismo» ma anche l’«apertura» di molti svizzeri e l’esigenza di nuovi processi integrativi. Il CISAP ne ha fornito un esempio straordinario, un modello, evidenziando l’importanza della formazione professionale per la soluzione di molti problemi esistenziali personali e familiari, soprattutto per i giovani (seconda generazione). Data l’originalità e l’efficacia di quel modello, ritengo opportuno chiarirne in rapida sintesi alcuni aspetti fondamentali che l’hanno caratterizzato.

Il CISAP per gli immigrati

Gli iniziatori del CISAP erano convinti che molti problemi (psicologici, finanziari, familiari) degli immigrati dipendevano dal divario esistente con gli svizzeri sul piano professionale, essendo questi solitamente preparati e titolari dell’attestato federale di capacità, mentre la maggior parte degli italiani ne era sprovvista. Per i promotori del CISAP il divario poteva e andava superato accrescendo le competenze, teoriche e pratiche, dei lavoratori stranieri con un’opportuna formazione professionale, estesa anche alla cultura, alle conoscenze della lingua locale, all'arte, alla storia, alla civica, al diritto...

Che questa fosse una soluzione praticabile ed efficace lo dimostrarono, come già ricordato nel precedente articolo, i 128 iscritti ai primi corsi biennali (per aggiustatori meccanici, tornitori, fresatori, automeccanici ed elettrauto), le autorità italiane e svizzere, i datori di lavoro, l’interesse dei media locali (il quotidiano di Berna Der Bund uscì con un’intera pagina dedicata al CISAP) e nazionali (la radio e la televisione cominciarono ad interessarsi ai corsi), la necessità di nuovi locali nella vicina Wylerstrasse, ma soprattutto l’interesse ad una stretta collaborazione da parte del sindacato dei metalmeccanici FLMO (Federazione Lavoratori Metallurgici e Orologiai).

Il CISAP e la FLMO

L’incontro CISAP-FLMO fu naturale e spontaneo (quasi tutti gli iniziatori del CISAP erano iscritti al sindacato), perché avevano in comune la consapevolezza che un alto livello di formazione professionale, oltre a sviluppare le competenze lavorative e offrire una buona protezione contro la disoccupazione, favorisce la dignità e la personalità del lavoratore, lo rende libero e indipendente, facilita l’integrazione culturale e sociale degli stranieri, rispettandone la provenienza e la mentalità.

 1a Convenzione  FLMO-CISAP riguardante il Giura (23.10.1970)
(
Da sin.: G. Cenni e J. Allenspach per il CISAP, H. Mischler e
G. Tschumi per la FLMO, R. Cangelosi, viceconsole d'Italia a Berna) .
La stampa sindacale diede un forte impulso a far conoscere il CISAP non solo tra la popolazione già sindacalizzata, ma anche tra le autorità, che furono facilmente convinte non solo della bontà e della giustezza delle iniziative del Centro, ma anche della necessità di partecipare non solo in materia di programmi, ordinamenti, statuti, ma anche finanziariamente.

La collaborazione fu sancita da diverse convenzioni. Un passaggio sempre presente recitava: «Dovunque il bisogno si fa sentire, la FLMO e il CISAP creeranno - secondo le loro possibilità - le condizioni favorevoli a una formazione professionale e culturale, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori immigrati». Il bisogno era evidente perché la stragrande maggioranza degli stranieri non disponeva di un’adeguata formazione professionale.

Per questo la collaborazione FLMO-CISAP fu intensa, durò a lungo e produsse, soprattutto nel Cantone di Berna, frutti copiosi, riconosciuti soprattutto da quanti hanno beneficiato dei corsi offerti e dalle loro famiglie.

Un modello di collaborazione

Un’opera così importante, ma anche così complessa non sarebbe stato possibile realizzarla senza la collaborazione con le autorità italiane e svizzere. Il CISAP riuscì a instaurare per diversi decenni un’ottima collaborazione sia con le autorità diplomatiche e consolari italiane che con le autorità federali e cantonali svizzere. Non era sempre facile ottenere le sovvenzioni richieste, ma grazie ad esse il CISAP riuscì ovunque a osservare il patto sancito con la FLMO: «dovunque il bisogno si fa sentire…».

Bisogna anche dire che la collaborazione, ossia il coinvolgimento nelle decisioni e nelle responsabilità delle principali organizzazioni competenti, per almeno un trentennio è stata per il CISAP una garanzia di successo e per l’intera società immigrata un modello imitabile. Tanto è vero che l’importanza della formazione professionale ha raggiunto ovunque in Svizzera livelli di consapevolezza mai raggiunti in precedenza, gli enti deputati alla formazione e al perfezionamento professionali dei lavoratori stranieri hanno potuto migliorare e diversificare la loro offerta, l’utilità di molte iniziative formative è stata ampiamente riconosciuta, l’integrazione professionale soprattutto dei giovani della seconda generazione si è grandemente sviluppata, contribuendo alla valorizzazione dell’italianità in tutta la Svizzera. In effetti, oggi, la distinzione fra italiani e svizzeri a livello professionale, culturale, sociale e persino politico è quanto meno problematica, a tutto vantaggio di uno sviluppo comune.

Giovanni Longu
Berna 13.08.2026

08 agosto 2026

Marcinelle, una tragedia in attesa di giudizio!

Settant’anni fa, l’8 agosto 1956, Marcinelle fu al centro dei media mondiali perché l’incendio nella miniera di carbone del Bois du Cazier (Belgio) fu una catastrofe immane, in cui persero la vita 262 minatori, dei quali 136 immigrati italiani. Non rievoco qui l’accaduto, sul quale sono già intervenuto più volte (cfr. per es. https://disappuntidigiovannilongu.blogspot.com/search?q=Marcinelle) non perché col tempo la memoria si è attenuata, ma perché i fatti sono noti.

Subito dopo la catastrofe furono avviate le indagini per accertare eventuali responsabilità, visto che risultarono impianti vecchi, vie di fuga scarse, impreparazione di molti addetti, eccessiva spinta alla produzione. In sede processuale si giunse a condanne lievi, quasi irrisorie (sei mesi di carcere con la condizionale e una multa minima al direttore della miniera). Ancora oggi nessuno sa esattamente perché quei 262 lavoratori sono morti, ma nessuno chiede più giustizia.

Ogni anno si susseguono le commemorazioni e le visite al sacrario di Marcinelle, specialmente da parte di italiani. Preferisco non commentare numerosi discorsi ufficiali e di circostanza perché aborro la retorica e la demagogia, ma desidero citare la commemorazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, là dove invita a «riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi». Dubito che una tale riflessione, se mai verrà fatta, valga ad evitare «simili sciagure» e «ad agire» perché l’emigrazione diventi per tutti una libera scelta.

Non condivido invece l’invito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, ricordando i 136 italiani (ma evidentemente non solo loro!) «emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore», vorrebbe considerarli «il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere nazioni e continenti». È vero, infatti, che gli emigrati italiani contribuirono al benessere di molte nazioni, e penso in particolare a quelle europee, ma andrebbe anche ricordato a che prezzo.

Il mio apprezzamento va a Mattarella perché invita a riflettere sul costo dell’emigrazione e sulla dignità delle persone, non alla Presidente Meloni perché oggi, purtroppo, dall’Italia si continua a emigrare, sia pure in condizioni nettamente migliori, ma pur sempre non esenti da rinunce e sacrifici. Tali condizioni, al confronto, oggi sono nettamente migliori, ma per il passato bisognerebbe almeno avere l’onestà e la responsabilità morale di chiedere scusa perché allora ai partenti si augurava forse «buon viaggio», ma non si garantiva loro la necessaria informazione e preparazione per poter lavorare e vivere serenamente. Eppure la Costituzione italiana all’articolo 35 non esprimeva dubbi: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori». Ben altro, invece, faceva in cambio del carbone nel dopoguerra!

Quando si commemora Marcinelle bisognerebbe ricordare anche le inadempienze dello Stato italiano, come pure di altri Stati, perché quei morti finora non hanno ancora ottenuto giustizia.

Quanto alla decisione della Commissione europea di considerare l’8 agosto Giornata europea in memoria delle vittime di infortuni sul lavoro, preferirei di gran lunga che l’UE, oltre che pensare alla memoria, pensasse maggiormente al presente e al futuro, impegnando molte più risorse per la formazione professionale, la sicurezza sul lavoro, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la sua valorizzazione, rendendolo efficace e utile anche ai fini della pace… invece di sperperare ingenti somme di denaro per un riarmo insensato, truffaldino, destinato a produrre profitti a pochi e danni e morte a tanti.

Giovanni Longu
Berna 8 agosto 2026

31 luglio 2026

Anni Sessanta decennio fondamentale: L’ECO e il CISAP (12a parte)

Il CISAP in pochi anni ha avuto una rapida diffusione in tutto il Cantone di Berna (e successivamente anche in altri Cantoni) perché rappresentava una valida soluzione ad alcuni problemi fondamentali dell’immigrazione italiana, che L’ECO non smetteva di evidenziare. Per i promotori del CISAP i principali problemi (psicologici, finanziari, abitativi, familiari…) sarebbero stati risolti se sul lavoro gli immigrati riuscissero a dimostrare le stesse competenze, teoriche e pratiche, degli svizzeri. Che questa fosse un’efficace soluzione lo dimostrarono fin dal 1966 i 128 iscritti ai primi corsi, le autorità italiane e svizzere, i datori di lavoro, i sindacati, l’interesse dei media locali (il quotidiano di Berna uscì con un’intera pagina dedicata al CISAP) e nazionali (la radio e la televisione cominciarono ad interessarsi ai corsi), la necessità di nuovi locali nella vicina Wylerstrasse.

Rapidi inizi

Per rendersi maggiormente conto della criticità del momento, occorre ricordare che quando il CISAP avviò i primi corsi, nella primavera del 1966, la preparazione professionale dei nuovi immigrati italiani era piuttosto scarsa, anche se il loro rendimento pratico (grazie al lavoro a cottimo) era molto apprezzato dai datori di lavoro. Va aggiunto che, purtroppo, in quegli anni la qualità non era la caratteristica più richiesta e l’immigrazione dall'Italia (e soprattutto dal Mezzogiorno) era, volutamente, soprattutto quantitativa. Tanto è vero che tra il 1959 e il 1964 le autorizzazioni concesse a immigranti non qualificati passarono da 98.000 a 217.000 (+121,4%), mentre quelle concesse a immigranti qualificati e semiqualificati da 176.000 a 238.000 (+35,2%).

D’altra parte, in quell'epoca, l’offerta di lavoro era talmente alta che l’occupazione dei posti liberi prevaleva nettamente sulla qualità degli occupanti. Per esempio, nel 1968 a 519 domande di lavoro corrispondevano 3935 offerte di lavoro, nel 1969 a 343 domande 4286 offerte, nel 1970 a 219 domande 4777 offerte, nel 1971 a 199 domande 3964 offerte. Si può ben comprendere perché molti italiani allora arrivavano anche clandestinamente, senza rendersi conto dei rischi che correvano nell'immediato (espulsione) e nel futuro (disoccupazione).

Purtroppo, l’abbondanza delle offerte di lavoro sembrava rendere inutile anche qualsiasi iniziativa atta a migliorare la qualità delle prestazioni lavorative degli stranieri; ma non erano dello stesso avviso i sindacati, preoccupati che in tal modo si mettesse a rischio la tradizionale qualità del lavoro svizzero. Dello stesso avviso erano anche numerosi immigrati delle ondate precedenti, fra i quali i promotori del CISAP, che osservavano con preoccupazione non solo le attuali differenze (salariali e sociali) tra qualificati e manovali, ma anche i cambiamenti incombenti sull'economia.

Questa situazione, complessa e problematica, indusse i promotori del centro CISAP ad avviare i primi corsi già nella primavera del 1966, prima ancora che le officine fossero completamente allestite. Tale avvio fu possibile perché il sostegno del sindacato FLMO, delle autorità italiane e svizzere, della collettività immigrata era vasto e convinto. Fu possibile, però, soprattutto perché il progetto CISAP apparve sostenibile in quanto la formazione professionale proposta era compatibile con i regolamenti svizzeri e con le esigenze dell’economia, corrispondeva alle aspettative di numerosi immigrati (che cominciavano a prolungare sempre di più la loro permanenza in Svizzera), poteva rappresentare un rimedio alla carenza cronica di personale qualificato.

Il CISAP «come una stella»

I sostenitori del CISAP, ben conoscendo i problemi e l’assenza di soluzioni durature ed efficaci di formazione professionale per adulti, come pure, purtroppo, le difficoltà del reclutamento perché le offerte di lavoro e di guadagno immediati erano allettanti, non solo proposero una soluzione utile subito (perché gran parte dei datori di lavoro partecipava alle spese di formazione e garantiva migliorie salariali), ma valida anche nel corso dell’intera vita professionale. Essi partivano infatti da due principi incontestabili: anche gli stranieri hanno diritto a una solida formazione professionale, sebbene di recupero, e anche per essi vale il diritto a una formazione continua come consolidamento e allargamento della formazione di base. Per questo, per la prima volta, le istituzioni svizzere e italiane cominciarono a sostenere massicciamente (anche se in misura inferiore ai bisogni) istituzioni tipo CISAP. In alcuni ambienti della politica e dell’amministrazione svizzere si cominciò a parlare della necessità di rivedere la legge sulla formazione professionale. I sindacati diventarono più sensibili ai bisogni di formativi degli immigrati. All'Ambasciata d’Italia a Berna fu chiamato a occuparsi della formazione professionale un alto funzionario del Ministero del Lavoro. Grazie al CISAP, il tema della formazione professionale degli immigrati divenne di grande attualità.

Per molti connazionali, ma anche per numerosi spagnoli, portoghesi, turchi e di altre nazionalità, il CISAP ha cominciato negli anni Sessanta a rappresentare veramente una possibilità concreta di soluzione di problemi esistenziali e duraturi. Il 15 maggio 1990, un rappresentante della Convenzione padronale dell’orologeria svizzera in visita al CISAP scrisse sul «libro d’oro» questa espressione: «Il CISAP è come una stella al centro dell'Europa…», intendendo una stella che attira, fa luce, guida, indica un ideale, uno spirito, speranza, ossia quel che effettivamente il CISAP rappresentava per le migliaia di partecipanti ai vari corsi, e che avrebbe voluto rappresentare per molti più immigrati, molti più giovani e molte più giovani donne.

Di più, come si vedrà meglio nel prossimo articolo, il CISAP ha rappresentato a lungo un modello, un metodo, un sistema che sarà poi largamente incoraggiato e imitato. L’effetto CISAP, benché all'epoca insufficientemente sostenuto, finanziato e forse capito, fu dirompente in tutta la Svizzera e persino oltre i suoi confini.

Giovanni Longu
Berna, 31.07.2026

07 luglio 2026

Anni Sessanta, decennio fondamentale: L’ECO e CISAP (11a parte)

Tra i problemi cruciali che il Gruppo promotore del CISAP dovette affrontare in vista dei primi corsi che sarebbero iniziati nell'aprile del 1966 ce n’erano pure altri non meno complessi e difficili. Per esempio: la preparazione della sede, la selezione degli insegnanti, il reclutamento dei corsisti, il consolidamento del gruppo dei promotori, la ricerca di finanziamenti, i rapporti con l’immigrazione organizzata, ecc. Mi sembra utile accennarvi perché la loro soluzione ha dell’incredibile. Dar vita a un’istituzione come il CISAP, in quelle condizioni di partenza, difficilmente sarebbe stato possibile in qualsiasi altro tempo. Se a quel gruppo di utopisti (così mi piace definirli) fu possibile, lo si deve soprattutto alle loro idee, all'entusiasmo nel volerle realizzare, alla generosità della loro azione, ma anche al sostegno del console d’Italia a Berna dott. Antonio Mancini, all'incoraggiamento delle autorità svizzere competenti, alla collaborazione del sindacato FLMO e di alcune espressioni padronali, al supporto dell’associazione da cui proveniva in massima parte il gruppo promotore.

La prima sede del CISAP

La prima sede del CISAP, Jägerweg 7, 3014 Berna
Prima di accennare ai problemi organizzativi e finanziari e all'inizio delle attività formative, merita ricordare che già da alcuni anni la Colonia Libera Italiana (CLI) di Berna teneva brevi corsi di formazione professionale e Giorgio Cenni, responsabile della Commissione culturale della CLI che li organizzava, ne andava fiero a tal punto da fargli ritenere urgente e necessario un vero e proprio centro di formazione dove organizzare i vari corsi senza dover ricorrere come fino ad allora a sale e salette, non sempre disponibili, in alcuni ristoranti del quartiere bernese di Breitenrain.

Poiché le scarse finanze della Colonia non consentivano la locazione di un edificio idoneo, con disponibilità di locali utilizzabili come aule per le lezioni teoriche e officine per le esercitazioni pratiche (così s’immaginavano i futuri corsi), si optò per una villetta che offriva alcune stanze e il seminterrato in stato di quasi abbandono, ma adattabili. I lavori di ristrutturazione per ricavarne aule decorose e officine per i macchinari indispensabili sarebbero stati a carico della CLI, che riuscì effettivamente a raggiungere gli obiettivi entro il 31 dicembre 1965. Per pagare il materiale necessario si ricorreva talvolta all'autotassazione e alle collette.

Uno dei primi collaboratori del Centro, Giuseppe Gonnella, rievocherà qualche anno più tardi i lavori di ristrutturazione ai quali parteciperanno non meno di una dozzina di persone, quasi tutte soci della CLI: «Siamo partiti con alcuni locali in un vecchio scantinato, desolanti e scadenti, ma che noi abbiamo resi accoglienti e funzionali. Abbiamo dovuto rifare tutto, dal pavimento al soffitto, dall'intonaco alla pittura delle pareti e degli infissi: un lavoro enorme che ci impegnava nelle ore libere e l'unica soddisfazione era quella di osservare compiaciuti ogni metro quadrato di restauro ultimato». Una sera, quando ci si apprestava a chiudere la faticosa giornata, emerse una grossa macchia di umidità in un muro e si decise di eliminarla. «Con alcune forchette decidemmo di ‘grattare’ la parete, il più possibile» Venne preparata la malta e si terminò col colore («mentre due spalmavano la malta sul muro con le mani, il terzo ripassava sopra il colore».

Poiché le officine erano ancora vuote, la posizione dei macchinari era tracciata col gesso. La sede comunque era in larga misura pronta e la CLI di Berna avrebbe potuto rivendicare tra qualche mese a livello nazionale il primo Centro di Addestramento Professionale Italiano in Svizzera. Qualche anno più tardi, Giorgio Cenni, protagonista indiscusso di questa impresa, sentirà il dovere morale di ringraziare soprattutto cinque partecipanti: Dante Zola, presidente della Colonia, Giuseppe Gonnella, Carlo Rosa, Alessandro Collutti e Franco Pesce, allora segretario della CLI.

Quando, come nelle belle favole, il risultato finale sembrava soddisfare tutti, sorse tra i soci della CLI di Berna una contestazione non di poco conto quando fu proposto di intitolare il Centro a uno dei fondatori delle CLI in Svizzera: Ennio Carloni. Essendo una creazione della Colonia sarebbe stato ragionevole, secondo i sostenitori di quella proposta, guidati dal segretario Franco Pesce, dedicargli  il nuovo Centro, tanto più che l’affittuario risultava la CLI e questa aveva dovuto prendersi a carico gran parte delle spese materiali della ristrutturazione.

In realtà il problema era molto più ampio perché i contrari alla subordinazione del Centro alla Colonia, guidati da Giorgio Cenni, ritenevano che non fosse giudizioso far dipendere scelte di tipo tecnico-professionale da un’organizzazione che per sua natura aveva altre finalità, rischiando di escluderne altre più utili. Ad incoraggiamento di questa tesi era giunta voce a Cenni e ad altri che gli svizzeri, dichiaratamente anticomunisti, mai e poi mai avrebbero sostenuto finanziariamente un ente dipendente da un’associazione dominata dai comunisti. La contiguità delle CLI col Partito comunista italiano (PCI) è stata probabilmente l’aspetto che ha maggiormente indebolito l’efficacia dell’azione delle CLI. E’ vero che la FCLIS si è sempre proclamata apartitica, ma in vasti settori dell’opinione pubblica e agli occhi delle autorità sia italiane che svizzere, essa appariva non solo di sinistra e filocomunista, ma addirittura dominata dal PCI.  

Di fronte a quella «voce», che trovava conferma nella pratica di quegli anni delle schedature, dei controlli e delle espulsioni anche di attivisti delle CLI, fu lo stesso Console Mancini che promosse dapprima l’incontro ad alto livello del 26 gennaio 1966 (cfr. articolo precedente) e successivamente altri incontri per definire l’organizzazione autonoma del CISAP e le regole fondamentali (collaborazione con le autorità italiane e svizzere e con le parti sociali svizzere) da seguire. (Segue)

Berna, 7 luglio 2026.

24 giugno 2026

Anni Sessanta, decennio fondamentale: L'ECO e CISAP (10a parte)

 Si è accennato che quando sorse il CISAP nel 1966, l’economia svizzera richiedeva dall'estero (e specialmente dall'Italia) molta manodopera. Poiché l’espressione «economia svizzera» potrebbe apparire troppo vaga rispetto ai campi di cui si occuperà il CISAP, va ricordato che tra il 1955 e il 1965 la Svizzera subì una radicale trasformazione sociale ed economica, grazie soprattutto allo sviluppo del settore secondario e dell’edilizia. Poiché nessuno ne prevedeva la fine in tempi brevi, la richiesta di manodopera estera per le industrie e per l’edilizia era continua. I rischi, però, come si è visto nell'articolo precedente, erano dietro l’angolo. Il CISAP cercò di ovviarli promuovendo e realizzando un sistema di formazione professionale per stranieri (allora soprattutto italiani) in grado di rispondere alle principali sfide dell’economia moderna.

Il progetto

Com'è possibile immaginare, non dev'essere stato facile, in quell'ambiente, realizzare un sogno in cui inizialmente pochi credevano, tanto è vero che all'interno dell’associazione in cui nacque, la Colonia Libera Italiana di Berna, le voci contrarie erano molte! Evidentemente il gruppo promotore del CISAP, guidato da Giorgio Cenni, riteneva non solo auspicabile un centro di formazione professionale per gli immigrati, ma anche possibile, purché organizzato con serietà, professionalità, lungimiranza e col sostegno delle autorità competenti e delle parti sociali.

Effettivamente, agli inizi, le difficoltà non mancarono. Si trattava infatti di elaborare un progetto di formazione professionale realizzabile, in linea con le esigenze dell’economia e compatibile con le legislazioni italiana e svizzera in materia, presentarlo nelle forme opportune alle competenti autorità italiane e svizzere a cui sarebbe stato chiesto di sostenerlo anche finanziariamente, informare e chiedere la collaborazione delle parti sociali, cercare insegnanti e istruttori competenti di lingua italiana, cercare e predisporre i locali ritenuti idonei all'insegnamento e alla formazione pratica, preparare una campagna informativa per motivare gli eventuali interessati a iscriversi ai corsi, identificare il futuro centro con un nome facilmente memorizzabile.

Il progetto venne messo a punto nel corso di numerosi incontri tra i sostenitori e con l’allora console d’Italia a Berna Antonio Mancini, che ne era un convinto sostenitore. Per presentare ai rappresentanti delle autorità, del sindacato FLMO e dei datori di lavoro gli elementi centrali del progetto e il «Gruppo promotore», fu proprio il Console a organizzare un incontro di lavoro e conviviale (28 gennaio 1966) all’Hotel Bellevue di Berna. Fu un successo perché tutti i partecipanti si convinsero dell’opportunità di un tale Centro e della serietà con cui stava per iniziare. Tutti si dichiararono anche disposti a sostenerne l’avvio e la vita, compatibilmente con le leggi italiane e svizzere e le relative procedure.

Il nome CISAP e l’organigramma

Qualche giorno prima di quell’incontro «ufficiale», la «direzione promotrice» aveva invitato il Gruppo promotore a «partecipare a questo incontro immancabilmente». L’invito cominciava con queste parole: «La direzione del C.A.P.I.S. è onorata di annunciare che il giorno 28 c.m. ore 20.00 all’Hotel Bellevue avrà luogo l’incontro ufficiale…». C.A.P.I.S. era l’acronimo di «Centro Addestramento Professionale Italiano in Svizzera», con cui il Centro stava per essere presentato.

Qualche giorno più tardi, però, uno dei promotori fece notare che quell’abbreviazione C.A.P.I.S. conveniva evitarla perché richiamava facilmente un’altra parola: «Cabis», che in tedesco significa cavolo. Il giovane tecnico Daniele Ceccato propose di modificare leggermente la denominazione e conseguentemente l’acronimo. Si decise allora di chiamare la struttura «Centro Italiano in Svizzera per l’Addestramento Professionale» e l’acronimo divenne C.I.S.A.P. (che diventerà semplicemente CISAP dopo aver eliminare qualche anno più tardi i punti tra una lettera e l’altra).

Poco dopo la presentazione ufficiale, il 18 febbraio 1966 il gruppo promotore fu convocato all'Hotel Touring per darsi una forma giuridica («associazione» senza scopo lucrativo ai sensi degli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero), approvare lo Statuto e decidere l’organigramma.

Presidente dell'associazione e del Comitato di direzione venne eletto il professore di liceo Joseph Allenspach (proposto dal console Mancini), direttore Giorgio Cenni, segretario Guido Scognamiglio, cassiere Cinzio Bonaldo. Consiglieri tecnici nello stesso Comitato furono eletti Giovanni e Giuseppe Bello, Franco De Giorgi, Salvatore Di Pietro, Daniele Ceccato, Paolo Facchini, Pasquale Tedeschi e Floriano Zanardo. Revisori dei conti Graziano Pedretti, Mirro Prosperi e Dante Zola.

I primi corsi

Sul «da farsi» non c’è stato probabilmente alcun dubbio: la formazione professionale doveva riguardare i mestieri più richiesti e più promettenti nell'ambito delle professioni industriali (tornitore, fresatore, congegnatore meccanico) e artigianali (automeccanico, elettrauto). I dirigenti del CISAP non devono aver avuto alcun dubbio perché in quel momento era il settore industriale che reclamava più manodopera ed era quello che forniva la più alta percentuale del prodotto interno lordo (PIL). Del resto i passaggi di svizzeri dal settore primario al secondario erano sotto gli occhi di tutti, tanto è vero che fino ai primi anni Settanta era facile trovare lavoro nelle aziende manifatturiere.

Per questo i primi corsi offerti dal CISAP fin dal 1966 erano per meccanici (tornitori, fresatori, aggiustatori), automeccanici (meccanici d’automobile, elettrauto), a cui si aggiungeranno via via disegnatori di macchine, installatori di impianti sanitari, elettronici radio-tv e industriali, informatici, operatori CAD, operatori CNC, addetti alla robotica, ecc.

Tra i problemi cruciali da affrontare, prima dell’avvio dei corsi nell'aprile del 1966, c’erano tuttavia la preparazione della sede, la selezione degli insegnanti, il reclutamento dei corsisti, ricercare i finanziamenti necessari, e altri ancora, di cui si tratterà nei prossimi articoli, (Segue)

Giovanni Longu
Berna 24.06.2026