Jaspers, che osserva con preoccupazione la debolezza dell’Europa (scossa «dalle fondamenta» dalle ultime due guerre) e il rischio che si avvii inesorabilmente al tramonto, riesce ancora a intravedere una sorta di resurrezione, addirittura una «seconda era assiale», dopo la prima, da lui collocata tra l’VIII e il II secolo a.C. in cui fiorirono le grandi filosofie e religioni dell’Oriente e dell’Occidente e hanno avuto origine le categorie fondamentali che utilizziamo ancora oggi. Per questo, però, gli europei devono recuperare «l’autentico spirito europeo» (che fu alla base delle sue grandi costruzioni: il Cristianesimo, l’Umanesimo, la civilizzazione moderna, l’avvio della scienza e della tecnica, l’equilibrio politico delle nazioni germanico-romaniche, ecc.) e inverarlo nell'esistenza di ogni uomo e nella realtà sociale e politica attuale: due operazioni tutt’altro che facili, ma non impossibili, secondo Jaspers.
Le
grandi costruzioni europee
La prima è che il mondo è diversificato (oggi si direbbe multipolare) e le visioni del mondo sono ormai tante, né va dimenticato, per esempio, che nella stessa epoca antica non solo l’Occidente, ma anche la Cina e l’India hanno sviluppato due grandi processi spirituali. In una seconda considerazione Jaspers affermava che l’Europa, per sopravvivere, non può essere considerata divisa in due blocchi, un’Europa d’Occidente contrapposta a un’Europa d’Oriente, e in una pluralità di Stati nazionali, che considerava la principale causa delle guerre. [E' interessante notare come Jaspers già nell'immediato dopoguerra prevedesse in qualche modo lo sviluppo dell'Oriente e in particolare della Cina e dell'India].
La terza considerazione di Jaspers è una specie di conclusione logica:
poiché «non possediamo un mondo unificato e chiuso», non ci può essere un
possesso del tutto né una scelta obbligata tra americanismo e sovietismo
(entrambi vanno considerati una deformazione dello spirito europeo), ma resta
solo un cammino da percorrere, un cammino che va fino a un orizzonte che è ben
oltre ciò che possiamo immaginare con i nostri occhi, perché ciò che
desideriamo sapere è «che cosa siamo e che cosa possiamo essere». [Jaspers era già allora lungimirante, perché vedeva chiaramente superato il mondo bipolare di allora, anche se non si vedeva ancora, come non lo si vede nemmeno oggi, quale sarà il mondo di domani].
Europa più della somma degli Stati nazionali
In questa ottica, per Jaspers, è ovvio che non c’è più posto per lo Stato
nazionale o per la presunta superiorità tecnico-militare dell’Europa, perché
sono ben più importanti altre espressioni più elevate dell’umanità, «dalla
Cina sino all'Occidente».
Qualche anno più tardi, uno dei fondatori dell’Unione Europea, Robert Schuman, non esiterà ad affermare che: «La frammentazione dell’Europa [in tanti Stati-nazione] è oggi un anarchismo assurdo», ma Jaspers, già nel 1946 affermava a Ginevra, che «l'idea di equilibrio delle potenze celava la distruttiva contraddizione riposta nella pretesa dell'assoluta sovranità da parte di ogni singolo Stato nazionale». Ciò nonostante, l’idea di un’Europa veramente unita stenta ancora ad affermarsi. [Purtroppo la frammentazione dell'Europa esiste ancora e non si vedono ancora all'orizzonte gli Stati Uniti d'Europa, di cui allora si cominciava a parlare!].
Denis de Rougemont (anch'egli presente agli Incontri di Ginevra del 1946) paragonò il nazionalismo «a una sorta di cortocircuito nella normale tensione che deve essere mantenuta tra il particolare e il generale. Da un lato, il nazionalismo schiaccia le diversità viventi con il pretesto dell’unificazione, e allora non si potrebbe neanche più parlare di unione, perché non c’è nulla da unire. Dall'altra dichiara sovrana la nazione così unificata, che si comporta quindi nei confronti dell’Europa come un gruppo assolutizzato, come un volgare individuo che in nome della libertà agisce senza scrupolo alcuno». Jaspers era dello stesso avviso, ma era forse più ottimista.
L’Europa non è un museo!
D’altra parte, l’Europa non può essere considerata un museo, perché, sosteneva
Jaspers, l’Europa è molto di più. «I musei russi e americani rappresentano
un'indicazione. L'Europa è in procinto d'assumere un posto simile a quello
occupato dalla Grecia nell'orbis terrarum dell'antichità. Essa racchiude
i luoghi sacri dell'Occidente, come in Cina e in India esistono altri luoghi
sacri per il mondo asiatico».











