06 gennaio 2018

Alain Berset presidente della Confederazione 2018


Il consigliere federale Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell'interno (DFI) è il Presidente della Confederazione nel 2018
In Consiglio federale dal 2012, considera la «democrazia diretta» una caratteristica essenziale della Svizzera, ma avverte, «la democrazia diretta non è una democrazia di sondaggio, ma una democrazia decisionale. Non si può semplicemente inviare un segnale o pensare di rispondere a un sondaggio quando si mette una scheda nell'urna. Votare è un atto serio» (Swissinfo). Berset è anche un convinto sostenitore del plurilinguismo e della cultura in tutte le sue forme, anche se la sua funzione principale è concentrata nel sociale.
Nel suo discorso di Capodanno ha assicurato: «Il nostro Paese sta bene. E noi stiamo bene in questo Paese». Dunque: «possiamo guardare con fiducia al nuovo anno». 
Speriamo! Auguri signor Presidente della Confederazione.

04 gennaio 2018

2018 ricco di impegni e anniversari importanti



Per l’Italia, per la Svizzera e per l’Unione Europea il 2018 appena iniziato sarà un anno molto importante. Per l’Italia sarà determinante l’esito delle elezioni politiche di marzo: da esso dipenderanno la governabilità e la speranza di avviare a soluzione numerosi problemi strutturali che attendono da anni una soluzione. La Svizzera dovrà cercare un accordo quadro con l’Unione Europea (UE) e non sarà facile trovare il giusto equilibrio tra i legittimi interessi dell’una e dell’altra. Anche per l’UE il 2018 sarà un anno cruciale: dovrà decidere cosa vuole diventare, perché nei Paesi europei l’incertezza sul suo destino aumenta (cfr. Brexit, questione immigrati, ecc.) e i consensi sul suo assetto istituzionale attuale diminuiscono. Nel 2018 cadranno inoltre alcuni anniversari di grande rilevanza per la storia dell’immigrazione italiana in Svizzera e in questa rubrica verranno puntualmente ricordati. In breve, il 2018 sarà un anno intenso di eventi da seguire con attenzione e un po’ di sana passione. 

L’Italia e le riforme
Il 2017 si è chiuso in Italia a Camere sciolte in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, con un bilancio della legislatura controverso (a causa della forte contrapposizione tra maggioranza e minoranze) e un rammarico particolare di alcune forze politiche per non aver portato a termine l’iter legislativo sulla contestata modifica della legge sulla cittadinanza «jus soli».
Non ho titolo per dare un voto complessivo alla legislatura, ma ho l’impressione che il Parlamento non abbia svolto pienamente il suo ruolo di autorevole esecutore della Costituzione e di rappresentante del popolo sovrano. Spesso è stato al traino della volontà del Governo e molti suoi membri hanno violato lo spirito del mandato popolare (voltagabbana!). Auspico che il nuovo Parlamento interpreti più seriamente lo spirito della Costituzione e trovi tra maggioranza e minoranza il consenso necessario per le riforme che maggiormente attendono un’efficace soluzione.
Tra queste non mi sento di includere nuove norme sulla cittadinanza jus soli. Considerare una «pagina incivile per il nostro paese» non essere riusciti ad approvarle mi sembra esagerato; personalmente trovo più disdicevole non essere riusciti finora a creare una solida base legislativa per una politica seria ed efficace d’integrazione degli immigrati. Le discriminazioni avvengono o possono avvenire non a livello di diritti politici (cittadinanza) ma di diritti civili. Il razzismo non concerne i primi ma i secondi.
Potrebbe essere utile a tutti, cittadini e aspiranti cittadini, ma soprattutto politici e candidati, una riflessione sulla Costituzione italiana, che benché settantenne, esprime sempre valori universali e fondamentali, cominciando dall’articolo 1° che recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. / La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Le celebrazioni per il 70° anniversario della sua entrata in vigore (1° gennaio 1948) potrebbero essere un’occasione da non perdere per riflettere sulla democrazia, sul bene comune, sul lavoro, ecc.

La Svizzera e l’UE
Con la fine del 2017 col segno positivo per gran parte degli indicatori della prosperità svizzera sembrava finir bene anche il sodalizio tra la Svizzera e l’Unione Europea. Dopo che la prima aveva deciso di offrire all’UE ben oltre un miliardo di franchi come contributo di «coesione» per ridurre le ineguaglianze tra i suoi Paesi membri, le relazioni tra Berna e Bruxelles sembrano decisamente volte al sereno. Invece niente da fare. Il gesto di solidarietà e di sostegno della Svizzera verso i partner europei è stato gradito ma non ritenuto sufficiente per concludere la vertenza su un accordo quadro dei rapporti bilaterali.
L’UE ha fatto sapere che attende questo accordo quadro o, secondo alcuni, la sottomissione della Svizzera al diritto europeo e nel frattempo questa dovrà figurare almeno per un anno in una lista «grigia» e in un regime di provvisorietà per quel che concerne l’equivalenza della borsa svizzera.
Da più parti si è gridato al doppio scandalo: quello di un’UE ingrata e prepotente (secondo alcuni al limite dell’illegalità internazionale) e quello dei ministri svizzeri che forse ingenuamente avevano creduto, dopo l’incontro di novembre a Berna tra la presidente della Confederazione Doris Leuthard e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che gli ostacoli stessero per essere superati nelle trattative sull’accordo quadro. Del resto proprio Juncker aveva parlato non più di un accordo istituzionale, ma di un «accordo di amicizia». Qualcuno ha subito auspicato misure di ritorsione contro l’UE.
Che ruolo abbia avuto in questa vicenda il neoconsigliere federale Ignazio Cassis non è dato sapere, ma tutti sperano che sappia trovare la soluzione all’intricata vicenda. Spero vivamente che ci riesca, ma deve tener presente che il braccio di ferro è da evitare perché in tal caso l’UE vincerebbe senz’altro. Piuttosto dovrà saper offrire alla controparte un contributo non solo finanziario ma soprattutto di valori, di idee e di esempi che la Svizzera può dare e che gioverebbero enormemente all’UE in questo momento.
Buon Anno Italia, Svizzera, Europa!
Giovanni Longu
Berna, 4 gennaio 2018