24 febbraio 2026

Pace tra Russia e Ucraina

Quando, quattro anni fa è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina non credevo che potesse durare così a lungo. All'inizio del quinto anno trovo scandaloso che la pace non sia nemmeno all'orizzonte e che Russia e Ucraina non sembrino intenzionate a perseguirla. Trovo pure incomprensibile e scandaloso che l’Occidente preferisca proseguire la guerra e imboccare la strada di un riarmo esoso e sinistro (altro che pace «disarmata e disarmante» come vorrebbe Papa Leone XIV) piuttosto di intraprendere seri tentativi di pacificazione. Ne esistono, ma ideologie perverse, nazionalismi esasperanti e capi di stato e di governo in cerca di (vana)gloria li impediscono e, cinicamente, si continua a mandare a morte centinaia di migliaia di innocenti plagiati e confusi in nome di una patria «matrigna» e del mito di una pace «giusta» indefinibile in mancanza di un riferimento certo.

Riferimento ONU

La Carta delle Nazioni Unite è come se non esistesse, perché le grandi Potenze non intendono rispettarla. Là si può trovare un buon punto di riferimento perché si afferma con grande chiarezza non solo che «i Membri [dell’ONU] devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite», ma anche che vanno garantiti «i diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole», «il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione», «il rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti o dell’autodecisione dei popoli». Dovrebbe essere chiaro che la giustizia è dovuta in primo luogo alle persone, ai popoli, non agli Stati, ai territori, anche secondo la Carta delle Nazioni Unite invocata da più parti per condannare la Russia.

Purtroppo in quella Carta non è detto esplicitamente, a differenza di quanto si può leggere nella Costituzione italiana, che la sovranità nazionale appartiene al popolo, ma ad un’attenta lettura dovrebbe essere evidente a tutti. Solo i nazionalisti, cocciutamente, l’attribuiscono agli Stati e dunque ai Governi di turno che l’utilizzano senza scrupoli secondo le loro convenienze, calpestando il diritto internazionale. Per colmare questa lacuna basterebbe emendare la Carta (e non sarebbe difficile) e rafforzare l’Organizzazione, invece i membri (pre)potenti del Consiglio di sicurezza preferiscono ignorarla e addirittura rinunciare all'ONU considerandola semplicemente «inutile».

Situazione insopportabile

Resta il problema che oggi due Stati europei (anche se uno dei due non considera più tale, anche se solo in parte, l’altro) si fanno la guerra, che incide sempre più pesantemente su tutti. La situazione, che sta diventando insopportabile, sembra senza vie d’uscita. Nemmeno l’Europa, «patria del diritto» e grande beneficiaria della pace, sa suggerire soluzioni praticabili, anzi preferisce schierarsi da una parte in attesa di un’improbabile schianto dell’aggressore, la Russia. Eppure l’ONU potrebbe introdursi nella vicenda come mediatrice credibile proponendo una soluzione accettabile sia dai due belligeranti che dalla parte contesa, il Donbass.

Perché, per esempio, non proporre per il Donbass l’autonomia, lasciando che siano i suoi abitanti, come loro diritto naturale, a decidere del loro futuro e che ad avvantaggiarsene non siano né i russi né gli ucraini. Non la Russia che ha preteso di estendere la propria sovranità al di fuori del territorio occupato stabilmente dal suo popolo, ma nemmeno l’Ucraina perché non ha rispettato i diritti fondamentali di una parte della sua popolazione nelle regioni orientali (Donbass), dimenticando che lo Stato non ha un potere illimitato sulle persone (privandole di diritti fondamentali), ma è a servizio del popolo, unico vero sovrano. Né Russia né Ucraina meritano pertanto un dominio esclusivo sulla parte dell’Ucraina contesa, perché rischierebbero di commettere ancora gli stessi crimini.

Pace e sviluppo

Del resto non andrebbe mai dimenticato che Dio «ha dato la terra a uso e godimento di tutto il genere umano», «non assegnò nessuna parte del suolo determinatamente ad alcuno, lasciando ciò all'industria degli uomini e al diritto speciale dei popoli» (Leone XIII, Rerum Novarum)[1], cioè agli accordi e ai trattati internazionali. Nel caso specifico li hanno violati gli ucraini non meno dei russi, nonostante la disinformazione costante dei principali media occidentali.

Sarebbe pertanto auspicabile e giusto che siano gli abitanti del Donbass a decidere liberamente del loro futuro. Così la guerra cesserebbe, la pace trionferebbe e il quella regione contesa potrebbe rifiorire grazie alla collaborazione di russi e ucraini. Potrebbe anche succedere che il mondo cominci a pensare meno alle armi e più seriamente allo «sviluppo» ("il nuovo nome della pace", Paolo VI).

Giovanni Longu
Berna, 24.2.2026



[1]     Leone XIII, Rerum Novarum (1891), n. 7.