13 agosto 2026

Anni Sessanta, decennio fondamentale: L’ECO e CISAP (13a parte)

L’ECO e il CISAP meriterebbero ciascuno un approfondimento (una tesi di laurea?) per conoscere con maggiori dettagli la situazione dell’immigrazione italiana in Svizzera negli anni Sessanta, ossia in un periodo in cui non solo essa stava mutando quantitativamente (a seguito dell’immigrazione di massa) e qualitativamente (a seguito di importanti interventi della politica), ma stava cambiando anche la società (perché l’eco delle discussioni e decisioni parlamentari giungeva attraverso i media a tutti i cittadini svizzeri e stranieri). L’ECO ha attestato con resoconti, testimonianze, rilevazioni, e analisi l’«ottuso nazionalismo» ma anche l’«apertura» di molti svizzeri e l’esigenza di nuovi processi integrativi. Il CISAP ne ha fornito un esempio straordinario, un modello, evidenziando l’importanza della formazione professionale per la soluzione di molti problemi esistenziali personali e familiari, soprattutto per i giovani (seconda generazione). Data l’originalità e l’efficacia di quel modello, ritengo opportuno chiarirne in rapida sintesi alcuni aspetti fondamentali che l’hanno caratterizzato.

Il CISAP per gli immigrati

Gli iniziatori del CISAP erano convinti che molti problemi (psicologici, finanziari, familiari) degli immigrati dipendevano dal divario esistente con gli svizzeri sul piano professionale, essendo questi solitamente preparati e titolari dell’attestato federale di capacità, mentre la maggior parte degli italiani ne era sprovvista. Per i promotori del CISAP il divario poteva e andava superato accrescendo le competenze, teoriche e pratiche, dei lavoratori stranieri con un’opportuna formazione professionale, estesa anche alla cultura, alle conoscenze della lingua locale, all'arte, alla storia, alla civica, al diritto...

Che questa fosse una soluzione praticabile ed efficace lo dimostrarono, come già ricordato nel precedente articolo, i 128 iscritti ai primi corsi biennali (per aggiustatori meccanici, tornitori, fresatori, automeccanici ed elettrauto), le autorità italiane e svizzere, i datori di lavoro, l’interesse dei media locali (il quotidiano di Berna Der Bund uscì con un’intera pagina dedicata al CISAP) e nazionali (la radio e la televisione cominciarono ad interessarsi ai corsi), la necessità di nuovi locali nella vicina Wylerstrasse, ma soprattutto l’interesse ad una stretta collaborazione da parte del sindacato dei metalmeccanici FLMO (Federazione Lavoratori Metallurgici e Orologiai).

Il CISAP e la FLMO

L’incontro CISAP-FLMO fu naturale e spontaneo (quasi tutti gli iniziatori del CISAP erano iscritti al sindacato), perché avevano in comune la consapevolezza che un alto livello di formazione professionale, oltre a sviluppare le competenze lavorative e offrire una buona protezione contro la disoccupazione, favorisce la dignità e la personalità del lavoratore, lo rende libero e indipendente, facilita l’integrazione culturale e sociale degli stranieri, rispettandone la provenienza e la mentalità.

 1a Convenzione  FLMO-CISAP riguardante il Giura (23.10.1970)
(
Da sin.: G. Cenni e J. Allenspach per il CISAP, H. Mischler e
G. Tschumi per la FLMO, R. Cangelosi, viceconsole d'Italia a Berna) .
La stampa sindacale diede un forte impulso a far conoscere il CISAP non solo tra la popolazione già sindacalizzata, ma anche tra le autorità, che furono facilmente convinte non solo della bontà e della giustezza delle iniziative del Centro, ma anche della necessità di partecipare non solo in materia di programmi, ordinamenti, statuti, ma anche finanziariamente.

La collaborazione fu sancita da diverse convenzioni. Un passaggio sempre presente recitava: «Dovunque il bisogno si fa sentire, la FLMO e il CISAP creeranno - secondo le loro possibilità - le condizioni favorevoli a una formazione professionale e culturale, tenendo conto dei bisogni dei lavoratori immigrati». Il bisogno era evidente perché la stragrande maggioranza degli stranieri non disponeva di un’adeguata formazione professionale.

Per questo la collaborazione FLMO-CISAP fu intensa, durò a lungo e produsse, soprattutto nel Cantone di Berna, frutti copiosi, riconosciuti soprattutto da quanti hanno beneficiato dei corsi offerti e dalle loro famiglie.

Un modello di collaborazione

Un’opera così importante, ma anche così complessa non sarebbe stato possibile realizzarla senza la collaborazione con le autorità italiane e svizzere. Il CISAP riuscì a instaurare per diversi decenni un’ottima collaborazione sia con le autorità diplomatiche e consolari italiane che con le autorità federali e cantonali svizzere. Non era sempre facile ottenere le sovvenzioni richieste, ma grazie ad esse il CISAP riuscì ovunque a osservare il patto sancito con la FLMO: «dovunque il bisogno si fa sentire…».

Bisogna anche dire che la collaborazione, ossia il coinvolgimento nelle decisioni e nelle responsabilità delle principali organizzazioni competenti, per almeno un trentennio è stata per il CISAP una garanzia di successo e per l’intera società immigrata un modello imitabile. Tanto è vero che l’importanza della formazione professionale ha raggiunto ovunque in Svizzera livelli di consapevolezza mai raggiunti in precedenza, gli enti deputati alla formazione e al perfezionamento professionali dei lavoratori stranieri hanno potuto migliorare e diversificare la loro offerta, l’utilità di molte iniziative formative è stata ampiamente riconosciuta, l’integrazione professionale soprattutto dei giovani della seconda generazione si è grandemente sviluppata, contribuendo alla valorizzazione dell’italianità in tutta la Svizzera. In effetti, oggi, la distinzione fra italiani e svizzeri a livello professionale, culturale, sociale e persino politico è quanto meno problematica, a tutto vantaggio di uno sviluppo comune.

Giovanni Longu
Berna 13.08.2026