Settant’anni fa, l’8 agosto 1956, Marcinelle fu al centro dei media mondiali perché l’incendio nella miniera di carbone del Bois du Cazier (Belgio) fu una catastrofe immane, in cui persero la vita 262 minatori, dei quali 136 immigrati italiani. Non rievoco qui l’accaduto, sul quale sono già intervenuto più volte (cfr. per es. https://disappuntidigiovannilongu.blogspot.com/search?q=Marcinelle) non perché col tempo la memoria si è attenuata, ma perché i fatti sono noti.
Ogni anno si susseguono le commemorazioni e le visite al
sacrario di Marcinelle, specialmente da parte di italiani. Preferisco non commentare
numerosi discorsi ufficiali e di circostanza perché aborro la retorica e la
demagogia, ma desidero citare la commemorazione del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella, là dove invita a «riflettere sul prezzo umano che
venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi».
Dubito che una tale riflessione, se mai verrà fatta, valga ad evitare «simili sciagure»
e «ad agire» perché l’emigrazione diventi per tutti una libera scelta.
Non condivido invece l’invito della Presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, che, ricordando i 136 italiani (ma evidentemente non
solo loro!) «emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore», vorrebbe considerarli
«il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani
hanno dato al benessere di intere nazioni e continenti». È vero, infatti, che
gli emigrati italiani contribuirono al benessere di molte nazioni, e penso in
particolare a quelle europee, ma andrebbe anche ricordato a che prezzo.
Il mio apprezzamento va a Mattarella perché invita a
riflettere sul costo dell’emigrazione e sulla dignità delle persone, non alla
Presidente Meloni perché oggi, purtroppo, dall’Italia si continua a emigrare,
sia pure in condizioni nettamente migliori, ma pur sempre non esenti da rinunce
e sacrifici. Tali condizioni, al confronto, oggi sono nettamente migliori, ma per
il passato bisognerebbe almeno avere l’onestà e la responsabilità morale di
chiedere scusa perché allora ai partenti si augurava forse «buon viaggio», ma
non si garantiva loro la necessaria informazione e preparazione per poter
lavorare e vivere serenamente. Eppure la Costituzione italiana all’articolo 35
non esprimeva dubbi: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori».
Ben altro, invece, faceva in cambio del carbone nel dopoguerra!
Quanto alla decisione della Commissione
europea di considerare l’8 agosto Giornata europea in memoria delle vittime
di infortuni sul lavoro, preferirei di gran lunga che l’UE, oltre che
pensare alla memoria, pensasse maggiormente al presente e al futuro, impegnando
molte più risorse per la formazione professionale, la sicurezza sul lavoro, il
miglioramento delle condizioni di lavoro, la sua valorizzazione, rendendolo
efficace e utile anche ai fini della pace… invece di sperperare ingenti somme
di denaro per un riarmo insensato, truffaldino, destinato a produrre profitti a
pochi e danni e morte a tanti.
Giovanni Longu
Berna 8 agosto 2026
