08 agosto 2026

Marcinelle, una tragedia in attesa di giudizio!

Settant’anni fa, l’8 agosto 1956, Marcinelle fu al centro dei media mondiali perché l’incendio nella miniera di carbone del Bois du Cazier (Belgio) fu una catastrofe immane, in cui persero la vita 262 minatori, dei quali 136 immigrati italiani. Non rievoco qui l’accaduto, sul quale sono già intervenuto più volte (cfr. per es. https://disappuntidigiovannilongu.blogspot.com/search?q=Marcinelle) non perché col tempo la memoria si è attenuata, ma perché i fatti sono noti.

Subito dopo la catastrofe furono avviate le indagini per accertare eventuali responsabilità, visto che risultarono impianti vecchi, vie di fuga scarse, impreparazione di molti addetti, eccessiva spinta alla produzione. In sede processuale si giunse a condanne lievi, quasi irrisorie (sei mesi di carcere con la condizionale e una multa minima al direttore della miniera). Ancora oggi nessuno sa esattamente perché quei 262 lavoratori sono morti, ma nessuno chiede più giustizia.

Ogni anno si susseguono le commemorazioni e le visite al sacrario di Marcinelle, specialmente da parte di italiani. Preferisco non commentare numerosi discorsi ufficiali e di circostanza perché aborro la retorica e la demagogia, ma desidero citare la commemorazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, là dove invita a «riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi». Dubito che una tale riflessione, se mai verrà fatta, valga ad evitare «simili sciagure» e «ad agire» perché l’emigrazione diventi per tutti una libera scelta.

Non condivido invece l’invito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, ricordando i 136 italiani (ma evidentemente non solo loro!) «emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore», vorrebbe considerarli «il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere nazioni e continenti». È vero, infatti, che gli emigrati italiani contribuirono al benessere di molte nazioni, e penso in particolare a quelle europee, ma andrebbe anche ricordato a che prezzo.

Il mio apprezzamento va a Mattarella perché invita a riflettere sul costo dell’emigrazione e sulla dignità delle persone, non alla Presidente Meloni perché oggi, purtroppo, dall’Italia si continua a emigrare, sia pure in condizioni nettamente migliori, ma pur sempre non esenti da rinunce e sacrifici. Tali condizioni, al confronto, oggi sono nettamente migliori, ma per il passato bisognerebbe almeno avere l’onestà e la responsabilità morale di chiedere scusa perché allora ai partenti si augurava forse «buon viaggio», ma non si garantiva loro la necessaria informazione e preparazione per poter lavorare e vivere serenamente. Eppure la Costituzione italiana all’articolo 35 non esprimeva dubbi: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori». Ben altro, invece, faceva in cambio del carbone nel dopoguerra!

Quando si commemora Marcinelle bisognerebbe ricordare anche le inadempienze dello Stato italiano, come pure di altri Stati, perché quei morti finora non hanno ancora ottenuto giustizia.

Quanto alla decisione della Commissione europea di considerare l’8 agosto Giornata europea in memoria delle vittime di infortuni sul lavoro, preferirei di gran lunga che l’UE, oltre che pensare alla memoria, pensasse maggiormente al presente e al futuro, impegnando molte più risorse per la formazione professionale, la sicurezza sul lavoro, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la sua valorizzazione, rendendolo efficace e utile anche ai fini della pace… invece di sperperare ingenti somme di denaro per un riarmo insensato, truffaldino, destinato a produrre profitti a pochi e danni e morte a tanti.

Giovanni Longu
Berna 8 agosto 2026