Prima di trattare della conferenza di Jaspers sullo «spirito europeo» alle Rencontres internationales de Genève del 1946 ritengo opportuno ricordare, brevemente, l’importanza di quegli Incontri a cui parteciparono intellettuali provenienti da più parti d’Europa (Julien Benda, Nicolay Berdiaev, Georges Bernanos, Francesco Flora, Jean Guéhenno, Karl Jaspers, Charles Journet, György Lukács, Charles-Ferdinand Ramuz, Denis de Rougemont, Jean-Rodolphe de Salis, Stephen Spender, Jean Starobinski e altri) e alcuni famosi giornalisti delle maggiori riviste dell’epoca (Gianfranco Contini, Merleau-Ponty, Jean Wahl, ecc.). Quegli Incontri, i primi di una celebre serie, a pochi mesi dalla fine della seconda guerra mondiale, avevano lo scopo di riannodare i fili della cultura europea e riflettere su come rivitalizzare lo «spirito europeo», ritenuto gravemente indebolito dalla barbarie del conflitto. Karl Jaspers è stato probabilmente il più illustre partecipante, anche se la sua relazione non è stata condivisa da tutti.
Jaspers e Lukács
![]() |
| Jaspers e Lukács agli Incontri di Ginevra (1946) |
I due personaggi, a
detta di molti commentatori, sono stati quelli che hanno caratterizzato
maggiormente quegli Incontri, forse perché rappresentavano i due punti di vista
allora più discussi nell'opinione pubblica europea, sebbene, in pratica,
nessuno dei due apparisse sostenibile fino in fondo: quello di Jaspers perché
fortemente intriso di concetti filosofici in un contesto teologizzante (laico),
quello di Lukács
perché marxista-rivoluzionario, che considerava poco l’individuo e molto la
massa.
Non mi sembra il
caso di riprendere quella polemica, ma è bene accennarvi per evidenziare come
in quegli Incontri, straordinari anche per il momento storico in cui avvennero,
si discutesse seriamente del futuro dell’Europa, ma emergesse chiaramente anche
la diversità dei punti di vista, destinata poi a manifestata vistosamente nella
frantumazione geopolitica e creando problemi non ancora del tutto risolti.
In passato mi sono già
occupato dei due pensatori, in chiave filosofica, trascurando l’aspetto
prettamente politico. In questo e nei prossimi articoli, invece, tratterò
soprattutto questo aspetto, riferendomi però quasi esclusivamente a Jaspers,
perché ritengo il suo approccio più consono a capire non solo il passato
dell’Europa, ma anche il suo presente e, forse, il suo futuro. Tra i due,
infatti, Jaspers mi sembra che percepisse meglio non solo lo «spirito europeo»,
ma anche le difficoltà al suo manifestarsi liberamente nella comunicazione e
nella storia. Inoltre la visione di Jaspers mi sembra offrire maggiori speranze
sul futuro dell’Europa in continuità col suo passato, anche se può risultare
difficile o persino impossibile seguire il filosofo tedesco sugli appelli alla
coscienza, sui richiami a un’Europa unita da una visione fortemente ancorata
alla tradizione biblica, sul necessario (ontologico) rapporto dell’uomo con la
Trascendenza.
Il punto di vista di Lukács va comunque tenuto presente, non solo
per comprendere meglio la situazione ideologica e nazionalistica dell’Europa di
oggi, ma anche per verificare se la sua affermazione sul fascismo
corrispondesse al vero, quando sosteneva che il fascismo, battuto nel suo
aspetto politico-organizzativo, ma non del tutto sotto l’aspetto ideologico, andasse
combattuto alla radice, per evitare che potesse ancora modificare l’idea stessa
della libertà, della democrazia, del progresso, dell’umanesimo.
D’altra parte, mi
rendo conto che parlare oggi di Jaspers e di Lukács potrebbe sembrare
anacronistico perché dalla loro uscita di scena (il primo morì nel 1969, il
secondo nel 1971) nessuno parla più di loro. Ciò nonostante, mi sembra utile ricordare,
a distanza di ottant’anni, i loro interventi alle Rencontres di Ginevra
del 1946, perché i loro
messaggi, specialmente quello di Jaspers, incentrato sulla coscienza e quello
di Lukács sull’azione
(partendo dal rinnovamento delle categorie di libertà, uguaglianza, progresso,
cittadinanza, popolo, democrazia), potrebbero
essere utili anche oggi per rivitalizzare un’Europa che appare stanca,
disunita, priva di idee risolutrici e non più in grado d’intervenire
autorevolmente in un mondo che si presenta lacerato e sospinto vistosamente
verso una terza guerra mondiale dagli esiti impensabili.
Karl Jaspers, testimone del suo tempo
Pertanto tratterò soprattutto della posizione di Jaspers sull’Europa di allora (dopoguerra), di allora e del possibile futuro, perché la ritengo la più fondata e corrispondente alle possibilità europee di non lasciarsi trascinare nel declino e nell’emarginazione sul piano geopolitico mondiale a causa di fattori strutturali, politici ed economici, che ne frenano l’unione politica, lo spirito riformista, l’autorevolezza e la capacità d’intervento a livello mondiale. Solo una rivitalizzazione dello «spirito europeo» potrà ridare all’Europa nuova forza, nuove idee e un nuovo sviluppo.
A conclusione di
quest’articolo mi sia concesso di dire qualche parola su Jaspers perché non è
stato un filosofo come di solito s’immagina questa categoria di pensatori,
intenti a scoprire le leggi fondamentali dell’universo in relazione con l’uomo,
con le situazioni-limite e con la Trascendenza, ma avulsi dalla realtà fattuale.
Jaspers è stato un filosofo diverso, molto radicato nella storia del suo Paese
(lo stesso anno 1946 pubblicò un’opera fondamentale: La questione della
colpa, Die Schuldfrage), del continente e del mondo; fine studioso
tanto del microcosmo quanto del macrocosmo; grande sostenitore della
comunicazione e attento agli sviluppi della storia e della scienza. Ha vissuto
in prima persona i drammi delle due guerre mondiali e il crollo dei valori
storici e spirituali in cui aveva profondamente creduto. È stato un grande
testimone del suo tempo. (Segue)
Giovanni Longu
Berna 17.09.2026


Nessun commento:
Posta un commento