Sempre più
udibili sono le voci che annunciano come vecchie Cassandre imminenti disgrazie
all'Europa. La paura, per quanto nascosta, trapela in articoli di stampa e in
numerose voci incontrollate e incontrollabili dei socials. Oggi sono in
molti, anche grandi firme del giornalismo (per es. Massimo Cacciari, Ernesto Galli della Loggia), a parlare di crisi dell’Occidente e
dell’Europa in particolare, nessuno che ricordi lo «spirito europeo», l’Esprit européen, di cui si parlò per due settimane (dal 2 al 14 settembre) a Ginevra nel
1946, pochi mesi dopo la fine
della seconda guerra mondiale, durante la prima edizione delle Rencontres internationales de Genève.
Se ne riparla in questo e nei prossimi articoli, con riferimento soprattutto
alla relazione del filosofo tedesco Karl Jaspers, forse il più celebre
partecipante a quegli Incontri, perché le sue riflessioni potrebbero suggerire
la soluzione dei problemi europei di oggi, non meno preoccupanti di quelli del 1946.
Gli Incontri
internazionali di Ginevra
Probabilmente pochi avrebbero scommesso su una sua ripresa dell'Europa in tempi ragionevoli per ridare ai suoi Popoli la libertà persa e agli Stati l’indipendenza. Alcuni intellettuali svizzeri, invece, coordinati dal critico letterario Marcel Raymond (1897-1981) e ispirati soprattutto dal pensatore e scrittore Denis de Rougemont (1906-1985) e dal critico letterario e storico Jean Starobinski (1920-2019), ritenendo che nemmeno la guerra, per quanto deleteria, avesse eliminato dalle fondamenta lo spirito europeo, organizzarono a Ginevra incontri di altissimo livello con lo scopo di riscoprirlo e riproporlo alla cultura e alla politica.
Le Rencontres
furono un successo, ma l’effetto pratico immediato fu apparentemente inconsistente, a parte forse la
proposta di Winston Churchill (1874-1965) sugli Stati Uniti d’Europa,
lanciata a Zurigo il 19 settembre 1946, ossia pochi giorni dopo la relazione di
Jaspers, tenuta a Ginevra il 13 settembre. In realtà l’idea di
un’Europa più coesa e desiderosa di appianare i contrasti tra gli Stati con
mezzi pacifici aveva cominciato a farsi strada in ambiti ristretti di politici
e intellettuali subito dopo la guerra e la Svizzera appariva a molti un modello
di gestione delle diversità, perché dimostrava di saper gestire bene al suo
interno le notevoli diversità linguistiche, culturali, religiose, politiche ed
economiche, attraverso la tolleranza, la solidarietà e la condivisione del
potere. Con le Rencontres di Ginevra del 1946 si sperava di dare maggior
risalto e maggior seguito a quell'idea.
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| Churchill a Zurigo nel 1946 |
La relazione di
Jaspers
Giusto per dare
qualche riferimento biografico su Jaspers dirò che si tratta di una delle
figure più prestigiose intervenute ai primi Incontri di Ginevra, ma già noto
negli ambienti filosofici e culturali tedeschi, europei e mondiali. Era nato a
Oldenburg nel 1883, studiò psicopatologia e filosofia, sposò una donna ebrea e
per questo fu privato dell’insegnamento universitario (Heidelberg) e minacciato
di deportazione dal regime di Hitler. Era tedesco ma si sentiva profondamente europeo. Morì
a Basilea dove visse gli ultimi anni della sua vita. Oltre che nella filosofia
(esistenzialismo) i suoi studi e i suoi scritti diedero notevoli impulsi nella
psicologia, nella psichiatria, nella teologia e nella politica.
Ritengo
fondamentali per la comprensione dell’Europa di ieri e di oggi le riflessioni di
Jaspers esposte a Ginevra nel 1946. Credo che siano importanti perché toccano
lo «spirito europeo», la collocazione dell’Europa nell'Occidente e nel mondo,
le sue possibilità per quanto deboli di superare le attuali contraddizioni e di
riproporsi come modello di libertà, coesione, avanzamento della conoscenza e
dell’autocoscienza (anche senza ricorrere in queste riflessioni a nozioni tanto
care a Jaspers come Essere, Situazioni-limite, Fede, Trascendenza).
Fra l’altro, trovo
le considerazioni di Jaspers sullo «spirito europeo» interessanti e utili
perché la scommessa di allora (alla fine della seconda guerra mondiale) non è
molto dissimile da quella di oggi di terminare al più presto una guerra
disastrosa e di avviare un processo di pace e di sviluppo dell’intera Europa.
Le riflessioni di allora di Jaspers potrebbero essere utili oggi anche per
ridare ai popoli europei un po’ di speranza e di ottimismo, nella
consapevolezza che la forza dello spirito europeo non è svanita.
In una serie di
articoli mi riferirò soprattutto alla relazione di Karl Jaspers che, a mio
parere, meglio di ogni altro partecipante ai primi Incontri di Ginevra ha
saputo tratteggiare e sostanziare con argomentazioni storiche, filosofiche,
religiose e politiche (in senso largo) lo spirito europeo che potrebbe
rianimare la vita culturale, spirituale e politica dell’Europa di oggi.
Giovanni Longu
Berna 11.9.2026


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