24 giugno 2026

Anni Sessanta, decennio fondamentale: L'ECO e CISAP (10a parte)

 Si è accennato che quando sorse il CISAP nel 1966, l’economia svizzera richiedeva dall'estero (e specialmente dall'Italia) molta manodopera. Poiché l’espressione «economia svizzera» potrebbe apparire troppo vaga rispetto ai campi di cui si occuperà il CISAP, va ricordato che tra il 1955 e il 1965 la Svizzera subì una radicale trasformazione sociale ed economica, grazie soprattutto allo sviluppo del settore secondario e dell’edilizia. Poiché nessuno ne prevedeva la fine in tempi brevi, la richiesta di manodopera estera per le industrie e per l’edilizia era continua. I rischi, però, come si è visto nell'articolo precedente, erano dietro l’angolo. Il CISAP cercò di ovviarli promuovendo e realizzando un sistema di formazione professionale per stranieri (allora soprattutto italiani) in grado di rispondere alle principali sfide dell’economia moderna.

Il progetto

Com'è possibile immaginare, non dev'essere stato facile, in quell'ambiente, realizzare un sogno in cui inizialmente pochi credevano, tanto è vero che all'interno dell’associazione in cui nacque, la Colonia Libera Italiana di Berna, le voci contrarie erano molte! Evidentemente il gruppo promotore del CISAP, guidato da Giorgio Cenni, riteneva non solo auspicabile un centro di formazione professionale per gli immigrati, ma anche possibile, purché organizzato con serietà, professionalità, lungimiranza e col sostegno delle autorità competenti e delle parti sociali.

Effettivamente, agli inizi, le difficoltà non mancarono. Si trattava infatti di elaborare un progetto di formazione professionale realizzabile, in linea con le esigenze dell’economia e compatibile con le legislazioni italiana e svizzera in materia, presentarlo nelle forme opportune alle competenti autorità italiane e svizzere a cui sarebbe stato chiesto di sostenerlo anche finanziariamente, informare e chiedere la collaborazione delle parti sociali, cercare insegnanti e istruttori competenti di lingua italiana, cercare e predisporre i locali ritenuti idonei all'insegnamento e alla formazione pratica, preparare una campagna informativa per motivare gli eventuali interessati a iscriversi ai corsi, identificare il futuro centro con un nome facilmente memorizzabile.

Il progetto venne messo a punto nel corso di numerosi incontri tra i sostenitori e con l’allora console d’Italia a Berna Antonio Mancini, che ne era un convinto sostenitore. Per presentare ai rappresentanti delle autorità, del sindacato FLMO e dei datori di lavoro gli elementi centrali del progetto e il «Gruppo promotore», fu proprio il Console a organizzare un incontro di lavoro e conviviale (28 gennaio 1966) all’Hotel Bellevue di Berna. Fu un successo perché tutti i partecipanti si convinsero dell’opportunità di un tale Centro e della serietà con cui stava per iniziare. Tutti si dichiararono anche disposti a sostenerne l’avvio e la vita, compatibilmente con le leggi italiane e svizzere e le relative procedure.

Il nome CISAP e l’organigramma

Qualche giorno prima di quell’incontro «ufficiale», la «direzione promotrice» aveva invitato il Gruppo promotore a «partecipare a questo incontro immancabilmente». L’invito cominciava con queste parole: «La direzione del C.A.P.I.S. è onorata di annunciare che il giorno 28 c.m. ore 20.00 all’Hotel Bellevue avrà luogo l’incontro ufficiale…». C.A.P.I.S. era l’acronimo di «Centro Addestramento Professionale Italiano in Svizzera», con cui il Centro stava per essere presentato.

Qualche giorno più tardi, però, uno dei promotori fece notare che quell’abbreviazione C.A.P.I.S. conveniva evitarla perché richiamava facilmente un’altra parola: «Cabis», che in tedesco significa cavolo. Il giovane tecnico Daniele Ceccato propose di modificare leggermente la denominazione e conseguentemente l’acronimo. Si decise allora di chiamare la struttura «Centro Italiano in Svizzera per l’Addestramento Professionale» e l’acronimo divenne C.I.S.A.P. (che diventerà semplicemente CISAP dopo aver eliminare qualche anno più tardi i punti tra una lettera e l’altra).

Poco dopo la presentazione ufficiale, il 18 febbraio 1966 il gruppo promotore fu convocato all'Hotel Touring per darsi una forma giuridica («associazione» senza scopo lucrativo ai sensi degli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero), approvare lo Statuto e decidere l’organigramma.

Presidente dell'associazione e del Comitato di direzione venne eletto il professore di liceo Joseph Allenspach (proposto dal console Mancini), direttore Giorgio Cenni, segretario Guido Scognamiglio, cassiere Cinzio Bonaldo. Consiglieri tecnici nello stesso Comitato furono eletti Giovanni e Giuseppe Bello, Franco De Giorgi, Salvatore Di Pietro, Daniele Ceccato, Paolo Facchini, Pasquale Tedeschi e Floriano Zanardo. Revisori dei conti Graziano Pedretti, Mirro Prosperi e Dante Zola.

I primi corsi

Sul «da farsi» non c’è stato probabilmente alcun dubbio: la formazione professionale doveva riguardare i mestieri più richiesti e più promettenti nell'ambito delle professioni industriali (tornitore, fresatore, congegnatore meccanico) e artigianali (automeccanico, elettrauto). I dirigenti del CISAP non devono aver avuto alcun dubbio perché in quel momento era il settore industriale che reclamava più manodopera ed era quello che forniva la più alta percentuale del prodotto interno lordo (PIL). Del resto i passaggi di svizzeri dal settore primario al secondario erano sotto gli occhi di tutti, tanto è vero che fino ai primi anni Settanta era facile trovare lavoro nelle aziende manifatturiere.

Per questo i primi corsi offerti dal CISAP fin dal 1966 erano per meccanici (tornitori, fresatori, aggiustatori), automeccanici (meccanici d’automobile, elettrauto), a cui si aggiungeranno via via disegnatori di macchine, installatori di impianti sanitari, elettronici radio-tv e industriali, informatici, operatori CAD, operatori CNC, addetti alla robotica, ecc.

Tra i problemi cruciali da affrontare, prima dell’avvio dei corsi nell'aprile del 1966, c’erano tuttavia la preparazione della sede, la selezione degli insegnanti, il reclutamento dei corsisti, ricercare i finanziamenti necessari, e altri ancora, di cui si tratterà nei prossimi articoli, (Segue)

Giovanni Longu
Berna 24.06.2026

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