Nella prima parte di queste considerazioni sulla guerra tra Russia e Ucraina ho voluto evidenziare quanto la guerra, e soprattutto questa, sia blasfema e disumana, per cui è auspicabile che finisca presto. Purtroppo sul «come» dovrebbe finire i pareri, specialmente tra i contendenti, sono talmente distanti che anche i commentatori ricorrono sempre meno ad aggettivi tipo «giusta» o «dignitosa» e parlano semplicemente di «pace». Solo papa Leone XIV aggiunge ancora alla parola «pace» due aggettivi: «disarmata e disarmante» perché tale dev’essere una pace vera e sostenibile, ossia fondata non sulla forza (riarmo) ma sul dialogo, sul rispetto reciproco, sulla collaborazione. Su questi principi si è sviluppata e rafforzata la pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale e solo su queste basi sarà possibile ristabilirla anche tra Russia e Ucraina, pur tenendo conto della realtà.
Nazionalismi riprovevoli
Troppo a lungo, a mio parere, i media si sono soffermati sulle cause della guerra e sulle ragioni e i torti dei contendenti, troppo poco sulle soluzioni possibili. Ho sostenuto in più occasioni che questa guerra non avrebbe dovuto nemmeno cominciare, ma hanno finito per prevalere i due incompatibili nazionalismi, quello russo e quello ucraino, entrambi di stampo ottocentesco e ugualmente riprovevoli. Pertanto la fine della guerra non dovrebbe avvantaggiare né l’uno né l’altro belligerante, perché l’opinione pubblica mondiale ha ormai assimilato i due concetti fondamentali recepiti dallo Statuto dell’ONU: i diritti fondamentali dell’uomo e dei popoli vanno salvaguardati sempre e dovunque; le controversie fra Stati si devono risolvere pacificamente.
In base a questa premessa la
Russia non dovrebbe avvantaggiarsi di questa guerra perché ha preteso di
estendere la propria sovranità al di fuori del territorio occupato stabilmente
dal suo popolo, ma nemmeno l’Ucraina dovrebbe avvantaggiarsene perché non ha
rispettato i diritti fondamentali di una parte della sua popolazione nelle
regioni orientali (Donbass), dimenticando che lo Stato non ha un potere
illimitato sulle persone, ma è a servizio del popolo unico vero sovrano. Né
Russia né Ucraina meritano pertanto un dominio esclusivo sulla parte dell’Ucraina
contesa, perché rischierebbero di commettere ancora gli stessi crimini. Entrambe
stanno conducendo una guerra blasfema e disumana, lontanissima dai principi
sanciti dall'ONU, che pur con tanti limiti, vanno considerati punti di
riferimento certi per l’orientamento degli Stati.
Del resto non andrebbe mai
dimenticato che Dio «ha dato la terra a uso e godimento di tutto il genere
umano», «non assegnò nessuna parte del suolo determinatamente ad alcuno,
lasciando ciò all'industria degli uomini e al diritto speciale dei popoli» (Leone
XIII, Rerum Novarum), cioè agli accordi e ai
trattati internazionali. Nel caso specifico li hanno violati gli ucraini non
meno dei russi, nonostante la disinformazione costante dei principali media
occidentali.
Colpevole, al riguardo, mi
sembrano anche l’UE e la NATO, che hanno sposato caparbiamente una tesi, la
peggiore, perché il riarmo spinge fatalmente al proseguimento della guerra e
persino ad ampliarla, invece di cercare ostinatamente il compromesso, la pace. E
sotto questo aspetto non trovo condivisibile nemmeno l’opinione del Capo
dello Stato italiano Sergio Mattarella per il quale la spesa per il
riarmo, pur essendo «poco popolare», «poche volte come ora, è necessaria».
Se l’Italia che ripudia la guerra e l’Europa volessero veramente tutelare la sicurezza
della pace, dovrebbero farsi promotori di pace invece di perseguire il miraggio
di una pace «giusta» mediante un riarmo esoso e inutile. Dovrebbero impegnarsi
seriamente contro i nazionalismi, che tendono a dissuadere da un condiviso
impegno per il bene comune. L’essersi schierate decisamente da una parte le
priva del diritto e della possibilità di mediare tra i due belligeranti.
Sarebbe stato possibile se avessero cercato di convincere l’Ucraina e la Russia
al rispetto ed eventualmente al miglioramento degli Accordi di Minsk del 2014 e
2015.
Europa smemorata!
Peccato che proprio i responsabili europei delle Istituzioni
comunitarie e degli Stati membri siano così smemorati e ignoranti di storia
patria da non avvertire i rischi di una guerra che potrebbe protrarsi ancora a
lungo e di un riarmo senza freni. Sanno dove ha portato il riarmo della prima
metà del secolo scorso? È vero che la storia non è sempre «magistra vitae»,
ma quella europea qualcosa dovrebbe insegnare a chi ne detiene le maggiori
responsabilità e a tutti i cittadini del vecchio continente. Nella storia
europea, di fronte alle tante guerre che hanno insanguinato il continente con
milioni di morti e feriti negli ultimi tre secoli si conoscono sia pure
sommariamente i pretesti che le hanno fatte deflagrare e alcune conseguenze, ma
si ignora (spesso volutamente) la ragione profonda che le ha provocate. Essa ha
un nome ben preciso: nazionalismo, anche se difficilmente definibile in
tutte le sue forme. Esso, purtroppo, è ancora presente in Europa.
Era già all’origine della Guerra dei trent’anni
(1618-1648), anche se le motivazioni erano apparentemente religiose (lotte tra
cattolici e protestanti), ma raggiunse il culmine dapprima nella guerra
franco-prussiana (1870-1871) e nelle guerre napoleoniche
(1803-1815), poi nella prima guerra mondiale (1914-1918) e soprattutto
nella seconda guerra mondiale (1939-1945), ma anche nella guerra
fredda (1945-1991), in cui il nazionalismo era latente benché subordinato
all’ideologia dei due blocchi (blocco occidentale NATO, blocco orientale Patto
di Varsavia) o sfere d’influenza. (Segue)
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