Nel 2025 non è stato possibile trattare alcuni anniversari significativi della storia svizzera, di quella europea e dell’immigrazione italiana in Svizzera. Ne riprenderò alcuni nel 2026 che sta per iniziare, ma a conclusione della serie di quest’anno ritengo utile, dato il precario stato di salute ecologica del pianeta, ricordare l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ del 2015, una riflessione che unisce ecologia, giustizia sociale e futuro delle prossime generazioni.
Ci rendiamo conto dell’importanza del creato quando
cominciamo a riflettere su alcuni episodi gravi che mettono in pericolo la nostra
esistenza (siccità, ondate di calore, incendi, trombe d’aria, uragani,
tempeste, alluvioni, smottamenti e fenomeni simili estremi). Eppure il richiamo
alla bellezza e alla cura del creato ci viene di lontano, dagli antichi
cosmologi greci o da quando, 800 anni fa, San Francesco d’Assisi
scrisse il Cantico delle creature (1224), per invogliarci ad amare
l’opera della creazione, persino la morte. Che la Chiesa sia intervenuta
nuovamente (2015) con l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco
per ricordarci di aver cura della terra non deve meravigliarci perché da sempre
essa considera l’ambiente come dono di Dio da custodire e non da sfruttare, la
casa comune in cui abitare da inquilini e non da padroni, perché dovrà servire
anche a chi verrà dopo di noi e su di essa avrà gli stessi diritti che abbiamo
noi.
Papa Francesco nella tradizione
San Francesco non è stato solo «il primo ecologista
della storia» (come lo ha definito recentemente Roberto
Benigni) ma anche il celebrante più celebre della fratellanza umana con
l’ambiente. Nessun altro prima di lui si era rivolto al Creatore con queste
parole: «Laudato
sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole… sora luna e le stelle … frate
vento e aere e nubilo e sereno et onne tempo… sor’aqua, la quale è multo utile
et humile e pretiosa e casta…. frate focu, ... sora nostra matre terra, la
quale ne sustenta e governa, e produce diversi fructi con coloriti flori
et herba… sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò
skappare … Laudate e benedicete mi’ Signore e
ringratiate e serviateli cum grande humilitate».
risorse e del clima richiede che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta».
A ben vedere quando la Chiesa, basandosi sulla Sacra Scrittura, parla della Terra o più in generale del Creato, non si riferisce in primo luogo agli elementi fisici, al loro funzionamento e alla loro conservazione, ma al loro rapporto con Dio e con l’uomo: con Dio perché tutto il creato proviene da Lui, con l’uomo perché ne è il destinatario. Tuttavia, già Leone XIII nell'enciclica Rerum Novarum (RN) evidenziava la responsabilità dell’uomo nella cura del creato, sottolineando i concetti oggi alla base di ogni seria strategia ecologica, ossia la sostenibilità e la sussidiarietà: poiché su questa terra l’uomo è di passaggio, è suo compito prima di tutto conservarla (non distruggerla) e possibilmente migliorarla per renderla più vivibile anche dalle future generazioni. La terra, infatti, «Iddio l’ha data a uso e godimento di tutto il genere umano».
Un altro concetto centrale di questa visione ecologica della Chiesa, sempre presente da Leone XIII a papa Francesco e ora anche a papa Leone XIV, è quello di «bene comune» perché l'ambiente naturale è stato donato da Dio a tutti e ogni essere umano deve averne cura e sentire la responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l'umanità intera. Questa nozione, su cui si fonda il bene comune, implica pertanto che politica ed economia siano al servizio non solo dei singoli ma anche delle collettività, rispettando i diritti fondamentali di ogni persona e dei popoli, garantendo condizioni lavorative dignitose e solidarietà, superando sia il capitalismo selvaggio che il socialismo e favorendo un ordine sociale più equo, fondato sulla giustizia, la pace e la fraternità universale.Giovanni Longu
Berna 31.12.2025

Nessun commento:
Posta un commento