Gli anni Sessanta hanno costituito nella storia dell’immigrazione italiana in Svizzera un decennio fondamentale, nel senso che in quegli anni sono state gettate le basi dei principali eventi successivi e senza le quali risulta impossibile ricostruire in misura comprensibile e significativa lo sviluppo, la direzione, il senso dell’evoluzione della collettività italiana, divenuta nel frattempo una componente essenziale dell’intera collettività svizzera. Molti studiosi hanno creduto di poter interpretare i grandi eventi dei decenni successivi partendo dalla xenofobia sostenuta da James Schwarzenbach, hanno cercato di giustificare la presa di coscienza migratoria della collettività immigrata sulla presunta spinta del Comitato Nazionale d’Intesa (CNI) e dell’attivismo di numerose associazioni italiane, per non parlare dei numerosi tentativi, parziali e insufficienti, di comprensione del fenomeno della seconda e delle successive generazioni… dimenticandosi delle premesse sviluppatesi negli anni Sessanta.
Gli anni Sessanta
| Immigrati tornano in Italia per Natale (anni '60) |
Infatti,
al tempo delle grandi costruzioni ferroviarie, il fenomeno immigratorio
dall'Italia (soprattutto del Nord) era alquanto disordinato e orientato
prevalentemente a due tipi di opera: le costruzioni ferroviarie e l’edilizia.
Negli anni Sessanta (ma già nel decennio precedente), invece, il fenomeno
immigratorio divenne un fenomeno di massa organizzato (in base agli accordi
italo-svizzeri del 1948 e 1964), più vasto (perché il reclutamento avveniva
ormai in tutta l’Italia, anche se prevalentemente nel Mezzogiorno, tant'è che
si cominciò a parlare di «meridionalizzazione» dell’immigrazione) e ripartito
in Svizzera su tutto il territorio nazionale.
La tipologia della immigrazione ottocentesca e d’inizio Novecento era molto chiara, perché si richiedeva essenzialmente forza lavoro manuale per la realizzazione delle grandi opere ferroviarie (nuove linee, tunnel, rampe d’accesso, ecc.), dei primi impianti idroelettrici e di attività varia di genio civile ed edilizia. Negli anni Sessanta, invece, l’immigrazione aveva una destinazione ben più ampia perché tutti i comparti dell’economia avevano bisogno di manodopera, sia perché molti svizzeri abbandonavano i lavori pesanti, meno qualificati e mal retribuiti per intraprendere attività più qualificate, meglio retribuite o indipendenti e sia, soprattutto, perché i settori secondario e terziario erano in forte sviluppo.
Pertanto
la richiesta di lavoro era vastissima, con una distinzione importante: mentre
nelle attività del genio civile (molti cantieri si trovavano in montagna per la
costruzione di grandi impianti idroelettrici) e nell'edilizia urbana come pure
in molti comparti del terziario (turismo, ristorazione, alberghi, riparazioni)
la manodopera era soprattutto stagionale (non da ultimo per disincentivare il
permesso di domicilio), nell'industria si continuava a preferire la manodopera
stabilmente residente.
Ciò
nonostante, i lavoratori italiani che chiedevano di venire in Svizzera anche
come stagionali erano sempre tantissimi, anche perché la richiesta di
manodopera era veramente enorme, tanto da alimentare soprattutto in Italia
l’idea che in Svizzera fosse facile trovare lavoro, persino evitando la
complicata trafila della burocrazia (e contribuendo al triste fenomeno
dell’emigrazione/immigrazione irregolare che coinvolse anche numerosi bambini).
L’evoluzione dell’immigrazione italiana
è resa evidente da queste cifre.
Popolazione italiana
in rapida crescita
| Negli anni '60 la maggior parte dei nuovi immigrati era costituita da «stagionali»; ma erano molti anche i residenti «annuali» e «domiciliati» |
Bisogna
anche aggiungere che tanto l’amministrazione svizzera che quella italiana si
trovarono del tutto impreparate ad affrontare i problemi che generava una massa
enorme di immigrati fuori controllo, nonostante la legge sugli stranieri del
1931 e le attenzioni del governo svizzero per rendere «equilibrato» il rapporto
indigeni-stranieri. Ad approfittarne furono soprattutto i movimenti xenofobi,
ma del loro impatto sulla popolazione svizzera e italiana si tratterà nel
prossimo articolo.
Per
contro, in moltissimi immigrati crescevano il disagio, la precarietà e la
paura. Vi furono anche segnali di ottimismo e soprattutto il desidero di
guardare avanti, di superare le difficoltà, pensando soprattutto alle giovani
generazioni. In questo contesto non possono essere taciuti i contributi offerti
proprio dalle due realtà già menzionate, L’ECO e il CISAP, sia pure in ambiti
totalmente diversi, e di cui si parlerà ancora in seguito. (Segue)
Giovanni
Longu
Berna 12.02.2026
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