5 settembre 2012

Nuove iniziative antistranieri


La storia moderna della Svizzera è costellata di iniziative xenofobe, frutto più di paura che di razzismo. Restano ancora vive nella memoria di molti le iniziative antistranieri e anti-italiane degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, caratterizzate da populismo, pregiudizi sugli immigrati e dalla paura di perdere qualche privilegio. Furono tutte respinte in votazione perché la maggioranza del popolo svizzero intravedeva nel caso di un’eventuale accettazione più danni che vantaggi.

Chi ritenesse che l’epoca di James Schwarzenbach e Valentin Oehen sia definitivamente chiusa deve purtroppo ricredersi. Sono infatti pendenti due iniziative che, pur senza alcun legame apparente con le iniziative xenofobe degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, ne conservano l’obiettivo e in parte le motivazioni.
Mi riferisco in particolare all’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC) lanciata nell’estate 2011, volta a limitare l’immigrazione di massa, e all’iniziativa popolare «Stop alla sovrappopolazione» lanciata lo scorso anno dall’associazione «Ecologia e Popolazione» (Ecopop). Questa associazione, nata nel 1970 (!), è considerata l’erede della destra storica svizzera, che aveva dato origine nel 1961 al partito dei Democratici Svizzeri, denominato allora «Azione Nazionale contro l’inforestierimento del popolo e della patria» (AN). Allora questo movimento avversava principalmente gli immigrati italiani, contro i quali venne lanciata la famosa iniziativa del 1970 respinta in votazione popolare per una manciata di voti.

Crescente inforestierimento?
E’ bastato che l’Ufficio federale di statistica annunciasse che a fine 2011 la popolazione della Svizzera avrebbe sfiorato gli 8 milioni per far riesplodere il «problema» degli stranieri (immigrati e asilanti) e denunciare il «crescente inforestierimento». Non sono forse troppi gli stranieri in Svizzera? Nessuno lo afferma esplicitamente ma molti lo lasciano intendere, e non solo nei partiti di destra o tra i sostenitori delle nuove iniziative antistranieri.
Mentre l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC), erede della tradizione risalente a Schwarzenbach, non sorprende più nessuno perché proveniente da un partito che ha fatto del tema immigrazione uno dei suoi cavalli di battaglia, ha sorpreso un po’ l’iniziativa di Ecopop, anche per il semplicismo con cui è stata giustificata. Stando ai promotori, la popolazione svizzera crescerebbe troppo e l'80% di questa crescita sarebbe dovuta all'immigrazione. Al ritmo di crescita attuale, essi sostengono, l’equilibrio ecologico della Svizzera è in pericolo. Se si vuole garantire uno standard di vita accettabile e di qualità, la popolazione in Svizzera dovrebbe crescere in media soltanto dello 0,2% in tre anni.
Come questa limitazione debba o possa avvenire non è dato sapere. Ciononostante, a dare man forte all’iniziativa è sceso in campo anche il famoso ecologista Franz Weber, sostenendo che lo spazio vivibile si sta riducendo sempre più e che occorre porre un freno alla sovrappopolazione.
L’iniziativa dell’UDC almeno sotto questo aspetto è più esplicita: occorre limitare l'afflusso di lavoratori dall'estero contrastando l'attuale libera circolazione delle persone e per raggiungere questo scopo la Svizzera dovrebbe rinegoziare gli accordi bilaterali con l’UE e reintrodurre i contingenti per gli immigrati stranieri.

La soluzione sta nell’integrazione
In entrambe le iniziative, come al solito, si perde di vista il contesto e s’immagina la Svizzera come un’isola tranquilla in un mare in tempesta. Si dimentica anche facilmente che l’immigrazione interviene quasi sempre non in sostituzione degli autoctoni ma per svolgere attività che questi evitano o sono insufficienti a garantire.
Per fortuna le lezioni delle iniziative degli anni Settanta e Ottanta sono servite. Molte autorità politiche, civili e religiose hanno capito che la vera soluzione del problema degli stranieri va trovata nella loro attiva integrazione. Quando questa soluzione sarà recepita anche dall’opinione pubblica su vasta scala, molti pregiudizi crolleranno da soli e la solidarietà, la partecipazione e la collaborazione garantiranno una convivenza umana e civile senza contrapposizioni estreme e primitive.

Giovanni Longu
Berna, 5.9.2012

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