Non ho dubbi, oggi è il Giorno della Memoria, ma anche della Vergogna, perché la memoria non sembra stimolare sufficientemente la volontà maggioritaria ad agire di conseguenza.
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La stazione "Condannato"del Calvario di Renato Cenni (1959) |
Attenzione, però, perché a quelle forme estreme di barbarie
e di violenza (guerra convenzionale, guerra atomica, genocidio, distruzione di massa) non
si arriva mai per caso né all'improvviso. Ci si avvicina lentamente con piccole
dosi quotidiane di veleno. La Memoria dovrebbe ricordarcelo e ancor di più la
Bibbia per bocca di Gesù Cristo che avverte: «Avete
inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto
a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà
sottoposto a giudizio» (Mt 5, 21-22).
Di fronte al dilagare della violenza ovunque nel mondo
dovremmo reagire, almeno condannandola. Non si può assistere passivamente al
protrarsi di una guerra infame tra Russia e Ucraina, col rischio concreto del
suo aggravamento già nelle prossime settimane con armi sempre più sofisticate e
micidiali. Poco importa che a scatenarla sia stata la Russia di Putin, l’importante
è fermarla. In un secondo tempo si potranno stabilire le ragioni e i torti, ora
è il tempo del cessate il fuoco e delle trattative di pace.
Da molte parti, ma soprattutto da una parte, s’invoca un tribunale
internazionale per punire l’aggressore Putin, come mandante di reati contro l’umanità. Ben venga questo tribunale, ma vorrei che sul banco degli
imputati sedessero anche altri personaggi, sebbene non con la stessa
imputazione: capi di stato e di governo che non hanno fatto abbastanza per evitare
la guerra (già nel 2014), che non si sono adoperati a garantire alle
popolazioni interessate prima che agli Stati i loro diritti fondamentali, compreso quello di gestire la terra in cui vivono, che hanno deciso aumenti
spropositati delle spese militari, che hanno alimentato la guerra sadicamente
con l’invio di armi sempre più potenti, che hanno abusato della fiducia dei
loro popoli, che hanno sperperato colpevolmente denaro pubblico in armamenti costosissimi
e inutili, che hanno mandato in guerra giovani innocenti, condannandoli senza
accuse e senza processo a rischiare di morire per un’idea falsa di patria, per
un territorio, la cui proprietà è di chi lo abita («sovranità popolare») e non dello Stato e altre
ipotesi di reati gravi.
Tutti sanno che la legge, in uno Stato di diritto, punisce i
rei di delitti consumati, ma anche i rei di delitti tentati. Mi auguro che
questi responsabili vengano almeno processati e condannati per ignominia dalla
storia.
Giovanni Longu
27.1.2023
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