Quando il 18 febbraio 1966 i promotori del CISAP vollero identificare
con l’acronimo C.I.S.A.P. il «Centro Italiano in Svizzera per l’Addestramento
Professionale» che stavano per fondare, fu come se volessero incidere in ogni
lettera una sua caratteristica fondamentale a cominciare dalla C di «Centro»
e a seguire con la I di «Italiano», la S «in Svizzera», la A
di «Addestramento» e infine la P di «Professionale». Il nome CISAP doveva
richiamare immediatamente la realtà nuova, innovativa, solida, moderna e
orientata al futuro che avrebbe potuto condurre i futuri frequentatori a una
svolta decisiva nel lavoro, nella vita e nella società.
Ognuna di quelle lettere era una specie di contenitore di idee, di speranze, di
propositi che meriterebbero un’analisi approfondita. Ma forse basta qualche accenno
per rendersi conto che quei promotori non erano dei visionari sprovveduti ma pionieri
coraggiosi e lungimiranti. Non si nascondevano i rischi, ma li si volevano
affrontare tutti.
«Centro» operativo e di coordinamento
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Prospetto dei primi corsi previsti dal Cisap (1966) «Sotto il Patronato del Consolato d’Italia a Berna», su uno sfondo tricolore della bandiera italiana. |
Il Centro poté sorgere perché i promotori, anche grazie alla Colonia libera italiana di Berna e al Consolato d’Italia a Berna, riuscirono a vincolare il loro ambizioso progetto formativo alla disponibilità di una sede propria (dapprima allo Jägerweg 7, a cui si aggiunsero quasi subito altri locali alla Wylerstrasse 40, e dal 1969 alla Freiburgstrasse 139c di Berna).
Questo atto di coraggio, si sa, fu ampiamente ripagato dai numerosi partecipanti ai corsi che trovarono sempre nei locali del CISAP non solo le aule e le officine dove si formavano, ma anche un personale attento alle loro problematiche, competente nell’insegnamento e costantemente alla ricerca di metodologie e tecnologie moderne e idonee.
Grande interesse per il CISAP
Per la sua attività e il suo dinamismo il Centro s’impose subito all’attenzione non solo delle autorità italiane, ma anche delle parti sociali, specialmente del sindacato di categoria FLMO (Federazione lavoratori metallurgici e orologiai) e delle industrie bernesi, e soprattutto delle autorità cantonali e federali preposte alla formazione professionale, avviando con loro una feconda collaborazione. (Su di essa seguirà più avanti un ampio approfondimento).
Intanto il Centro di Berna era divenuto in pochi anni non solo la sede operativa per l’organizzazione di numerosi corsi e il coordinamento dei vari centri che si venivano creando nel Cantone di Berna e in altri Cantoni, ma anche un punto di riferimento importante per la metodologia della formazione professionale degli immigrati adulti soprattutto italiani.
Centro d’italianità
Il CISAP è stato anche, specialmente agli inizi della sua attività, un grande centro d’italianità, sia pure tenendo sempre conto della realtà svizzera in cui operava. Il carattere «italiano» del Centro era nettamente dominante già nel nome «Centro Italiano in Svizzera per l’Addestramento Professionale» non solo per l’aggettivo «Italiano» (anche se nella prima targa con la scritta «Centro Addestramento Professionale Italiano in Svizzera» sembra più in relazione con «in Svizzera» che con «Centro»), ma anche per l’espressione «Addestramento Professionale», allora molto diffusa in Italia, quando ancora non si parlava di «formazione».
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Il console A. Mancini, al centro tra il sen. Giorgio Oliva (a sin.) e il direttore del Cisap Giorgio Cenni (Berna 20.11.1967) |
Per diversi anni l’italianità ha sopravanzato tutte le altre caratteristiche del CISAP e non poteva essere altrimenti. Erano italiani quasi tutti i promotori del Centro, i rapporti del CISAP con le autorità diplomatiche e consolari italiane a Berna erano costanti, gran parte dei primi macchinari e delle attrezzature necessari alla scuola erano stati forniti da industrie italiane ed essenzialmente «italiani» erano i programmi dei corsi, gli allievi come pure il personale insegnante e istruttore erano (inizialmente) quasi solo italiani, la lingua usuale al CISAP era l’italiano e persino il presidente del CISAP, lo svizzero professore di liceo Joseph Allenspach, parlava correttamente l’italiano.
Garanzie del Consolato d’Italia a Berna
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I sottosegretari A. Bemporad (a sin.) e M. Toros all'inaugurazione del centro Cisap di Langenthal (16.12.1970) |
Egli era, per statuto (1966), il Presidente dei soci onorari del CISAP, anzi, secondo lo statuto del 1971, membro «di diritto» del Consiglio (l’organo supremo dell’associazione) e la nomina dei nuovi soci decisa dal Comitato Direttivo per diventare effettiva doveva essere «approvata dal Console d’Italia a Berna». Lo stesso Statuto prevedeva anche che in caso di scioglimento, l’eventuale patrimonio attivo del CISAP sarebbe stato devoluto al Consolato d’Italia a Berna «per fini di formazione».
Per diversi
anni il Console d’Italia a Berna fu considerato anche il garante della qualità
dei corsi
organizzati dal CISAP «sotto il patronato del Consolato d’Italia a
Berna», fin quando questo ruolo fu svolto direttamente da un alto funzionario
del Ministero del Lavoro italiano distaccato all’Ambasciata d’Italia in
Svizzera.
Del resto, anche l’impostazione dei corsi era, inizialmente, tipicamente italiana perché ispirata ai programmi e al materiale didattico dell’ANAP (Associazione Nazionale Addestramento Professionale) di Milano, con cui il CISAP aveva stretti rapporti.
Che il riferimento all’italianità fosse dominante agli inizi del CISAP lo dimostrano anche i primi cinque diplomi d’onore dell’istituzione attribuiti ad altrettante personalità italiane che avevano contribuito a vario titolo all’avvio dei corsi: Dore Leto di Priolo (imprenditore), Cesare Uboldi (imprenditore), Giovanni Bellocchi (direttore ANAP), Antonio Mancini (console), Giovanni Jannuzzi (console).
Giovanni
Longu
Berna, 6.1.2021
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