8 marzo 2009

In Svizzera ancora lontana la parità donna-uomo

Negli ultimi decenni, la donna ha fatto in Svizzera enormi progressi verso la piena parità con l’uomo in campo politico, formativo, professionale e salariale; ma l’uguaglianza è ancora lontana. Alcuni dati recenti dell’Ufficio federale di statistica (UST) lo confermano.
Arrivata tardi al diritto di voto rispetto alle donne degli altri Paesi vicini, la donna svizzera è oggi ben inserita nella politica locale e federale. Tre su sette consiglieri federali sono donne. Sfiora il 30% la presenza femminile nel Consiglio nazionale e il 22% nel Consiglio degli Stati; nei parlamenti cantonali supera il 26%, mentre negli esecutivi cantonali si ferma al 20,5%. Nel confronto internazionale, la quota di donne nel parlamento federale è di poco inferiore a quella della Germania, ma di gran lunga superiore a quella ad es. di Italia e Francia.
In campo formativo si osserva la maggiore discrepanza tra uomo e donna. Le donne sono infatti la grande maggioranza (63,5%) di quanti concludono la loro formazione con la scuola dell’obbligo e sono in minoranza (40,4%) tra coloro che acquisiscono un titolo universitario. Nella formazione di terzo grado (universitaria) le donne presentano un alto grado di interruzione degli studi: sono infatti più numerose degli uomini tra i nuovi iscritti agli istituti universitari (ad eccezione degli indirizzi tecnico-scientifici, dove le donne sono particolarmente sottorappresentate), ma sono relativamente poche quelle che raggiungono il traguardo. Occorre dire, tuttavia, che la quota di diplomi universitari conseguiti dalle donne è in costante aumento, riducendo sempre più lo scarto che le separa dagli uomini.
Le donne si posizionano meglio degli uomini solo nelle formazioni generali di secondo grado superiore (licei) e nelle formazioni universitarie nei comparti della preparazione degli insegnanti, del lavoro sociale, della salute, delle arti (musica, teatro, design), della linguistica applicata ecc.
E’ interessante osservare che nel settore dell’insegnamento la presenza delle donne diminuisce col crescere del grado d’insegnamento. Così, se le donne insegnanti sono il 95,2% nel grado prescolare (asili) e il 78,8% nelle scuole primarie (elementari), la loro quota scende al 50,5% nel grado secondario inferiore (scuola media) per ridursi al 37,6% nelle scuole universitarie professionali e al 34,1% nelle università e politecnici federali. Anche al riguardo, tuttavia, va osservato che le donne sono in costante progressione.
In campo professionale, il lavoro femminile è generalmente più «precario». Nel lavoro a tempo parziale le donne occupano una posizione assolutamente preponderante (79,1%), mentre nel lavoro a tempo pieno sono una minoranza rispetto agli uomini (solo il 29,3%).
Nelle funzioni dirigenziali le donne sono nettamente meno presenti degli uomini. Gli ostacoli alla carriera professionale delle donne sono noti, per cui molte di esse vi rinunciano prima ancora di tentare. Altre sono «costrette» a rinunciarvi per dedicarsi a compiti domestici ed educativi e altre ancora preferiscono accettare fin dall’inizio un impiego di grado inferiore a quello che le consentirebbe la formazione acquisita. Nel 2004, in campo scientifico, solo il 62 per cento delle donne in possesso di un diploma universitario occupava una posizione in linea con la propria formazione. Si trattava comunque di una percentuale superiore alla media europea (UE25) del 56%.
A differenza di qualche decennio addietro, oggi tuttavia la donna ha raggiunto un buon livello di rappresentanza (34,2%) nei consigli di amministrazione e nelle funzioni dirigenziali.
Ancora lontana è la parità salariale tra uomo e donna. La differenza a favore dell’uomo si aggira attorno al 20%. Secondo l’UST, nel 2006 il salario mensile lordo standardizzato delle donne nel settore privato era di 4875 franchi contro i 6023 franchi degli uomini, il che corrisponde a una differenza del 19,1%. Lo strano è che anche nel settore pubblico della Confederazione si osservava una differenza notevole vicina al 13%. Nel settore pubblico cantonale lo scarto salariale tra uomini e donne era addirittura del 18,8%. Vale tuttavia anche qui l’osservazione che il divario tende col tempo a diminuire (nel 1994 era ancora del 23,8%).
In campo sociale, soprattutto nella vita familiare, nel lavori domestici e nel volontariato le differenze sono ancora notevoli. Mentre per l’uomo la scelta tra famiglia e lavoro va nettamente a favore di quest’ultimo, per la donna resta sempre difficile conciliare famiglia e professione. I lavori domestici e la cura dei figli incombono ancora principalmente sulla donna, anche se l’uomo vi partecipa sempre più. La donna è inoltre più presente dell’uomo nel volontariato. Sarà per la maggiore sensibilità delle donne e per la loro innata generosità, o sarà, anche, per la vigliaccheria di molti uomini, sta di fatto che a curare gli ammalati, le persone anziane, i bisognosi sono enormemente più le donne degli uomini.
La festa della donna, l’8 marzo, più che un’occasione per regalare alle donne mimose e omaggi effimeri, dovrebbe essere l’occasione per dire loro di cuore un bel grazie per la loro insostituibile presenza, per la bellezza che esprimono nel mondo, per la bontà che sanno diffondere meglio degli uomini, per la loro inesauribile generosità nell’ambito della famiglia e nella società. Grazie donne!
Giovanni Longu
Berna, 7.3.2009

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