6 gennaio 2016

2016 anno decisivo per la Svizzera e per l’Italia



All’inizio del nuovo anno anche in questa rubrica è consuetudine augurare alla Svizzera e all’Italia vecchi o nuovi traguardi da raggiungere e superare. Non è difficile individuarne alcuni per l’una e per l’altra.

Svizzera e Italia: un obiettivo comune
C’è anzitutto un obiettivo comune, che è quello di normalizzare finalmente i rapporti bilaterali in modo da riprendere la strada della collaborazione. Con la firma di accordi importanti tra l’Italia e la Svizzera, soprattutto di natura fiscale, è stata spianata la strada, ora si tratta di percorrerla senza ostacoli (tipo black list o liste nere rimanenti), in modo da sviluppare ulteriormente l’interscambio commerciale, la collaborazione in materia di trasporti, gli scambi culturali, l’impegno comune per la salvaguardia dell’italianità (lingua, cultura, formazione).
In questo contesto è anche auspicabile un miglioramento dei rapporti tra l’Italia e il Ticino. Non so quanti, soprattutto in Italia, si rendono conto del danno che ha provocato per l’insieme dei rapporti italo-svizzeri ed euro-svizzeri l’irrigidimento delle posizioni su entrambi i fronti. Il Ticino è un partner fondamentale non solo per i rapporti col Nord Italia, ma anche per quelli col resto della Svizzera. Anche se non è ancora riuscito ad assicurare in seno al governo federale una equa rappresentanza della comunità italofona, il Ticino resta pur sempre l’espressione più significativa e il riferimento principale della lingua e della cultura italiane di questo Paese. Dimenticarlo significa non capire nulla della Svizzera. Allo stesso tempo, occorre uno sforzo comune perché si crei un fronte compatto in difesa del federalismo, della coesione nazionale e quindi anche dell’italianità.

Difficoltà e chance per la Svizzera
Per la Svizzera il 2016 sarà un anno cruciale. Dovrà trovare una sorta di quadratura del cerchio per conciliare il controllo dell’immigrazione di massa, voluto dal popolo svizzero, e il principio della libera circolazione delle persone, voluto dall’Unione europea, negoziando un difficile accordo attraverso la sempre più stretta via bilaterale.
Johann Schneider-Amman, Pres. dellaConfederazione 2016
La Svizzera, tuttavia, non si presenta al negoziato come un partner sprovveduto. Ha infatti ancora molto da offrire: tutti gli indicatori che contano sono buoni, dal prodotto interno lordo al basso tasso di disoccupazione, dai successi nel campo dei trasporti (quest’anno sarà inaugurata la galleria ferroviaria più lunga del mondo che agevolerà sensibilmente il traffico nord-sud) al buon andamento dell’economia (che può ancora occupare circa 300.000 frontalieri e consente di ospitare in questo Paese di poco più di otto milioni di abitanti oltre due milioni di stranieri).
Inoltre, ha detto il neopresidente della Confederazione Johann Schneider-Amman nel suo discorso di Capodanno, «in questo momento di tempesta, è bene ricordarsi dei nostri punti di forza, che sono eccezionali: nessun Paese è più innovativo e competitivo della Svizzera; abbiamo un sistema di formazione duale eccellente; lo Stato non è bloccato dai debiti. Grazie a tutto ciò, quasi tutti in Svizzera hanno un lavoro e una prospettiva».
La Svizzera ha tuttavia importanti compiti da svolgere: «garantire la via bilaterale», garantire la competitività delle imprese svizzere («imprese forti sono la miglior garanzia per i posti di lavoro e dunque per la sicurezza e il benessere economico»), «attuare le riforme più urgenti» (per es. la previdenza per la vecchiaia). Infine, ha ricordato il neopresidente, «dobbiamo essere fiduciosi» perché «la Svizzera è un Paese solido e riuscirà a superare le sfide più difficili grazie alle sue forze, ma solo se lavoriamo tutti insieme».
E’ significativo che per la foto di gruppo del Consiglio federale 2016 abbia scelto come sfondo una fabbrica, in cui tutto deve funzionare per il meglio, ma tutti devono fare la loro parte.

L’Italia deve correre di più
Sergio Mattarella, Pres. della Repubblica Italiana
L’Italia è finalmente sulla buona strada, ma è ancora ai primi passi. E’ urgente archiviare le riforme (buone o cattive che siano) e liberare risorse (oggi disponibili grazie al basso costo delle materie prime e alle abbondanti immissioni di liquidità della BCE) per rianimare l’economia. Purtroppo la riforma della «buona scuola» (in realtà più un’operazione occupazionale per sistemare i precari che sostanziale per rilanciare la formazione) non sarà di grande aiuto, perché non inciderà né sulle capacità professionali dei lavoratori né sulla competitività delle imprese (finché non s’investirà maggiormente in innovazione e ricerca). Nemmeno la riforma del lavoro apporterà benefici significativi perché il lavoro è ancora scarso e non si vedono stimoli significativi alla sua creazione.
A prescindere dai toni trionfalistici ed egocentrici del presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’Italia è solo all’inizio della ripresa e dovrà fare sforzi notevoli per raggiungere i Paesi con tassi di crescita ben superiori a quelli dell’Italia, ridurre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile (ancora al 41,5%, scandalosa in un Paese che vorrebbe competere con la Germania!!), arrestare il flusso emigratorio (di cui in Italia poco si parla, benché si tratti di migliaia di cervelli in fuga), diminuire il debito pubblico, ridurre le imposte (previste al 44,1% nel 2016!), scoraggiare con misure drastiche l’evasione fiscale e la corruzione, ecc. Del resto il discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella offre di che ben meditare a Renzi, al suo governo e alla sua maggioranza.
Ad ogni buon conto, al Presidente Mattarella e all’Italia, al Presidente Schneider-Amman e alla Svizzera i migliori auguri di un 2016 in linea con gli obiettivi previsti.


Giovanni Longu
Berna, 06.01.2016