7 luglio 2015

La bella gioventù svizzera


In genere, l’espressione «la bella gioventù» fa pensare a un’epoca passata, che il tempo ha provveduto a ripulire dagli aspetti negativi, per esaltare la spensieratezza, la gioia di vivere, le prime amicizie di un’infanzia e una giovinezza vissute senza (grandi) problemi. Spesso, ma non sempre, questa espressione fa riferimento a una precisa classe sociale, la borghesia, che voleva e poteva assicurare alle nuove generazioni uno sviluppo felice e senza difficoltà almeno materiali. La bella gioventù aveva un (facile) accesso non solo ai divertimenti e all’esercizio di molti sport, ma anche alla formazione, alla cultura in generale e al mondo del lavoro.

Amarezza e sfiducia
Oggi la stessa espressione è utilizzata spesso con un filo di amarezza per esprimere il disagio e la sfiducia che nutrono moltissimi giovani in alcune società europee rispetto al loro futuro e al futuro dei loro Paesi. I protagonisti del film spagnolo di Jaime Rosales, Hermosa juventud, presentato l’anno scorso al festival di Cannes, sono tipici rappresentanti di una gioventù senza illusioni e sfiduciata: una giovane coppia di ventenni, innamorati e desiderosi di farsi strada, devono lottare per sopravvivere. Il Manifesto commentava: «La bella gioventù affonda nell’Europa precaria».
Il solo dato sulla disoccupazione giovanile (attorno al 40%) in alcuni Paesi europei, Italia compresa, dà l’idea dell’atteggiamento che possono avere i giovani oggi nei confronti del loro futuro lavorativo, reddituale e pensionistico, ma anche della politica e delle istituzioni in generale.

La Svizzera fa eccezione

In questo panorama che comprende parecchi Stati europei, la Svizzera sembra fare eccezione: i segnali positivi provenienti dal mondo giovanile prevalgono nettamente sugli aspetti negativi. I giovani residenti in Svizzera sono generalmente ottimisti e valutano positivamente le istituzioni. Forse perché vivono in un contesto economicamente più favorevole, essi si mostrano, contrariamente ai giovani di altri Paesi europei, molto positivi rispetto al proprio futuro professionale.
E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta recentemente su scala nazionale tra i giovani diciassettenni. Pur osservando divergenze inevitabili in un Paese plurilingue e multiculturale, è impressionante la convergenza di opinioni su alcune questioni fondamentali e rispetto alle sfide politiche della Svizzera.
«Attaccati alla Svizzera a prescindere dalla loro nazionalità - si legge in un comunicato della Commissione federale per l’infanzia e la gioventù, che ha commissionato l’inchiesta - i giovani diciassettenni dimostrano di avere molta fiducia nelle istituzioni (scuola, Consiglio federale, polizia) e il 91 per cento è fiducioso di ottenere la formazione professionale scelta».
In Svizzera, inoltre, non si osserva alcuna rottura generazionale tra giovani e adulti: le opinioni dei giovani non divergono significativamente da quelle del resto della popolazione, salvo su qualche punto. Per esempio, se il mondo degli adulti ritiene la disoccupazione il maggior problema della Svizzera (pur avendo un tasso di disoccupati bassissimo), tra i diciassettenni solo i ticinesi la pensano allo stesso modo, mentre per un quinto dei giovani il maggior problema è l’immigrazione.

Fiducia nelle istituzioni
La fiducia nella capacità della scuola di offrire una formazione solida e un futuro professionale degno di questo nome non è solo un importante riconoscimento da parte dei diretti interessati della validità dell’istituzione scolastica svizzera, ma anche un forte segnale di ottimismo di una generazione di giovani che può guardare con fiducia al proprio futuro, ma anche al futuro di questo Paese confrontato con alcuni temi scottanti quali i rapporti con l’Unione europea (UE) e l’immigrazione.
Anche su questi ultimi temi la convergenza dei giovani che hanno partecipato all’inchiesta è impressionante: ben il 77 per cento dei diciassettenni è contro l’adesione all’UE, sebbene il 66 per cento consideri la libera circolazione delle persone un bene per la Svizzera. Quanto agli immigrati, circa il 60 per cento dei giovani interpellati ritiene che gli immigrati costituiscano una risorsa per l’economia e un arricchimento per la società.

Investire maggiormente nella formazione
Da un’altra inchiesta sui giovani quindicenni risulta ancora un aspetto positivo della gioventù svizzera: essa è complessivamente più serena di dieci anni fa e ha sempre meno a che fare con la giustizia. Il consumo di alcool, tabacco e cannabis si è più che dimezzato, i furti sono calati notevolmente, come pure le aggressioni e altri reati.
Sarebbe interessante, a questo punto, poter confrontare i dati svizzeri con quelli di altri Paesi, per esempio dell’Italia, ma sarebbe comunque ancor più confortante sapere che ovunque in Europa si comincia a investire maggiormente, anzi prioritariamente, sui giovani e sulla formazione.

Giovanni Longu
Berna, 7.7.2015