3 giugno 2015

L’UNITRE di Soletta nel cuore dell’UE (seconda parte)


Dopo l’esplorazione dei punti più celebri della città di Bruxelles nella mattinata del secondo giorno del viaggio turistico-culturale organizzato dall’UNITRE di Soletta, il pomeriggio è stato dedicato alla visita di due località storiche con significati e importanza diversi: Marcinelle e Waterloo.

Marcinelle e l’emigrazione italiana
Marcinelle, una cittadina sconosciuta fino all’8 agosto 1956, da quella data ha acquistato suo malgrado
Marcinelle, le due torri di accesso alla miniera (foto gl)
una notorietà straordinaria. Quel giorno, in un terribile incendio scoppiato in una miniera di carbone perirono 262 minatori di cui 136 italiani. Era la più grave disgrazia toccata all'emigrazione italiana in Europa. La notizia si sparse come un baleno nel mondo intero.
La miniera rimase ancora in attività una decina d’anni, poi venne definitivamente chiusa e abbandonata. Solo la memoria di quel tragico evento rimaneva viva e ogni anno si commemoravano i morti. Fu così che negli anni 2000 il sito fu riconvertito in area museale dominata dalle due torri dei pozzi di accesso alla miniera, in uno dei quali si verificò la tragedia. Il sito oggi fa parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO come straordinario esempio di archeologia industriale.
Alcuni anni fa la data dell’8 agosto è stata dichiarata in Italia «Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo» sia per ricordare quel tragico evento e sia per stimolare una riflessione sull'emigrazione più o meno forzata di milioni di italiani, molti dei quali morti sul lavoro.
Distante una settantina di chilometri da Bruxelles, è sembrato opportuno visitare questo luogo della memoria, resa ancora viva e drammatica dall'infrastruttura rimasta com'era allora e da una ricca documentazione, anche in italiano (sotto forma di suoni, filmati e riproduzioni di giornali, fotografie), di quanto accaduto.

Waterloo nel bicentenario della sconfitta di Napoleone
Sulla via del ritorno a Bruxelles, con una piccola deviazione, il gruppo si è portato nei luoghi della famosa battaglia di Waterloo del 18 giugno 1815, in cui Napoleone Bonaparte fu definitivamente sconfitto da una coalizione dei principali Paesi europei al comando del duca di Wellington. Lo scontro tra l’esercito francese e quello degli alleati durò soltanto 8 ore ma fu, secondo alcune fonti, uno dei più sanguinosi del XIX secolo con oltre 47.000 tra morti e feriti.
Waterloo, la collina con la statua del leone (foto gl)
A ricordo della battaglia, nel 1820 venne eretta la statua di un leone in cima a una collina artificiale, ai piedi della quale sorge un grande edificio a forma cilindrica. Al suo interno si trova un enorme dipinto circolare raffigurante alcune scene della battaglia, lungo tutta la parete di 110 metri per un’altezza di 12 metri.
Il «panorama» della battaglia di Waterloo è uno dei pochi superstiti di questo genere di dipinti circolari in auge nell’Ottocento. Ne esistono ancora una ventina, tre dei quali in Svizzera: il Panorama di Thun (38 x 7,5 metri), che è il più antico del mondo, il Panorama Burbaki di Lucerna (112 x 10) e quello della battaglia di Morat (esposto in occasione dell’Esposizione nazionale del 2002 e ancora in cerca di una destinazione definitiva).
La visita a Waterloo non fu dettata solo dalla curiosità legata al nome o dalla coincidenza con le imminenti celebrazioni del bicentenario della battaglia (si parla di ricostruzioni storiche con oltre 6.000 figuranti, 300 cavalieri e 100 cannoni), ma soprattutto dalle ripercussioni che l’evento ebbe sulla storia europea (Restaurazione) e sulla storia svizzera. Non va infatti dimenticato che il Congresso di Vienna, avviato lo stesso anno, sganciò definitivamente la Svizzera dall’influenza francese, riconobbe la sovranità della Confederazione dei 22 Cantoni e impose la neutralità perpetua di questo Paese.

Brugge …
Municipio di Brugge (foto gl)
Il terzo giorno del viaggio è stato dedicato alla visita di due città storiche della regione fiamminga del Belgio: Brugge (Bruges, in francese) e Gent (Gand in francese). Purtroppo il tempo piovigginoso e il cielo coperto hanno impedito di godere appieno le bellezze di questi due gioielli urbanistici delle Fiandre. La bravura della guida e la curiosità dei partecipanti hanno comunque consentito di ripercorrere la storia di queste città divenute importanti per la manifattura (grazie alle potenti corporazioni) e i commerci fin dal Medioevo, soprattutto dopo l’anno 1000, quando in Europa cominciarono a nascere e a svilupparsi i grandi Comuni, che spesso si autoproclamavano «liberi», cioè indipendenti.
Brugge, chiamata anche la «Venezia del Nord» per i numerosi canali che l’attraversano, ma forse anche per gli antichi splendori di quando era «Repubblica libera» marinara con un porto commerciale molto attivo (il mare nel frattempo si è ritirato), è sicuramente una delle più belle città medievali del Belgio e forse d’Europa. Il suo centro storico è dal 2000 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Simbolo della città è la prestigiosa piazza del Burg, dove si affacciano grandi palazzi di origine medievale, il più importante dei quali è il Municipio, in stile gotico, il più antico palazzo pubblico del Belgio.
«Madonna di Bruges»,
di Michelangelo (foto gl)
Un altro complesso di edifici originale di Brugge è il celebre Beghinaggio, risalente alla prima metà del XIII secolo, ma ampliato successivamente. Una trentina di casette affacciate a un ampio cortile, che fino agli inizi del secolo scorso ospitavano le «beghine», donne aderenti ad associazioni religiose non riconosciute dalla Chiesa cattolica, che conducendo una vita di tipo monastico ma senza i tipici voti religiosi.
La popolazione di Brugge, come del resto quella del Belgio, è rimasta tradizionalmente cattolica, per cui le chiese sono numerose e generalmente molto belle. Una in particolare, quella di Nostra Signora, merita di essere qui ricordata non solo perché un bell’esempio gotico ma anche perché in una cappella laterale è conservata la celebre statua marmorea della «Madonna col Bambino» (nota come la «Madonna di Bruges») di Michelangelo, inconfondibile per i lineamenti della Madonna che richiamano facilmente quelli della più nota Pietà conservata in San Pietro a Roma.

… e Gent
Gent, Castello dei conti di Fiandra (foto gl)
Gent è un’altra città storica con un centro ben conservato, che ricorda gli splendori di una città ricca (per secoli rivale di Brugge) e molto popolosa (nel XIV sec. aveva più abitanti di Londra e di tante altre città europee). A partire dall’anno 1000 ebbe un continuo sviluppo urbanistico (corrispondente alla crescente importanza commerciale) attorno al castello dei Conti di Fiandra (fatto costruire nel 1180) fino al XVIII. Espressioni rilevanti di questo sviluppo sono la Torre campanaria (dell’inizio del XIV secolo), simbolo del potere comunale, e la stupenda cattedrale gotica di San Bavone (la parte più antica risale al XIV secolo).
La cattedrale di San Bavone è uno dei massimi esempi di architettura gotica nella variante del cosiddetto stile gotico brabantino (il Brabante è una regione centrale del Belgio). Al suo interno, in una cappella laterale, è conservato il famoso dipinto «L’Agnello Mistico» di Van Eyck (1432), che tuttavia non è stato possibile visitare perché in restauro.

Lussemburgo
Il quarto giorno è dedicato al ritorno in Svizzera, con lunga pausa come da programma a Lussemburgo, città a vocazione europea, che ha dato i natali a uno dei padri fondatori dell’Unione europea, Robert Schuman, e sede di alcune importanti istituzioni dell’UE. Fin dal 1952 è la sede della prima comunità europea, la CECA. Attualmente ospita inoltre la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte dei conti europea, il Segretariato generale del Parlamento europeo e la Banca europea degli investimenti.
Per motivi di tempo non è stato possibile visitare alcuna di tali istituzioni, ma non si è potuto rinunciare a una breve visita nel centro storico della città, interessante e originale. La città di Lussemburgo è infatti situata su uno sperone roccioso alla confluenza di due fiumi, separata dalla parte bassa da impressionanti strapiombi. La parte più antica che conserva ancora le fortificazioni del XVII secolo è dal 1994 Patrimonio mondiale dell’Unesco. Spiccano per le loro caratteristiche architettoniche il Palazzo granducale e la Camera dei deputati, la cattedrale tardogotica di San Nicola, la Piazza Guillaume dominata dalla statua equestre di Guglielmo II, re dei Paesi Bassi e Granduca di Lussemburgo, e dove si affaccia il Comune in stile neoclassico.
Lussemburgo, foto-ricordo davanti alla statua della granduchessa Charlotte
Interessante l’esperienza vissuta, sia pure per pochi minuti, nella cattedrale dove si stava celebrando la messa. Infatti una parte delle letture è avvenuta in lussemburghese, la predica del celebrante è stata tenuta in francese e il resto della cerimonia in tedesco. Almeno per il plurilinguismo, per non parlare della fiorente attività finanziaria, Lussemburgo rassomiglia molto alla Svizzera. A differenza, invece, del Belgio, dove chi parla fiammingo non parla francese e viceversa, per libera (!) scelta.
Forse stanco dei 1700 chilometri percorsi e delle lunghe camminate, ma certamente arricchito da tante esperienze e nuove conoscenze (da approfondire) il gruppo ha fatto ritorno a casa in serata, pensando magari già dall’indomani ad organizzare i ricchi album fotografici e fissare attraverso le immagini ricordi indelebili di una gita turistico-culturale eccezionale.
Giovanni Longu
Berna, 3.6.2015