1 aprile 2015

Euroscetticismo e xenofobia nell'UE e in Svizzera


Come in numerosi Paesi dell’Unione europea (UE), ad esempio, Gran Bretagna, Francia, Italia, Austria, Grecia, anche in Svizzera sta crescendo l'euroscetticismo. Ci sono ovviamente differenze importanti tra l’euroscetticismo presente all'interno dell’UE e l'euroscetticismo osservato in Svizzera.

Euroscetticismo nei Paesi dell’UE
L'euroscetticismo nei Paesi dell’UE nasce soprattutto dal divario tra le intenzioni annunciate dagli organismi istituzionali e la realtà percepita dai cittadini. Per esempio, sotto la presidenza italiana del Consiglio UE (che intendeva far «cambiare la direzione di marcia dell’UE») le parole chiave erano «crescita e occupazione», da attuarsi mediante riforme strutturali, incentivi al lavoro, politiche di sostegno agli investimenti, una politica monetaria flessibile. La realtà percepita dai cittadini è stata un nulla di fatto. Le buone intenzioni non hanno prodotto risultati concreti. Basti pensare che nel solo 2014 proprio dall’Italia sono espatriate oltre 100.000 persone (di cui più di 11.000 in Svizzera). E’ dovuta intervenire, quest’anno, la Banca centrale europea (BCE) per rilanciare l’economia dell’Eurozona con l’acquisto di massicce dosi di titoli di Stato.
Sulla scia della presidenza italiana, anche l’attuale presidenza lettone ha indicato come priorità «il rilancio della competitività europea per la crescita e la creazione di posti di lavoro», con l’aggiunta di dare all’UE una vera dimensione internazionale. Altre belle parole che lasciano indifferenti gli europei ancora alle prese, nonostante gli interventi della BCE, con la bassa crescita, la disoccupazione, la crescente povertà, il degrado sociale di molte periferie di città, l’emigrazione, l’irrisolta soluzione dei continui arrivi di immigrati, disperati, profughi, ecc. A Bruxelles, dove hanno sede le principali istituzioni europee, probabilmente non ci si rende conto del disagio sociale diffuso in molti Paesi e delle aspettative deluse dei cittadini.

Euroscetticismo in Svizzera
Non è pertanto difficile capire perché in molti Paesi dell’UE aumenti l'euroscetticismo. Resta invece da comprendere perché esso cresca anche in Svizzera, che non fa parte dell’UE. Non si tratta a mio avviso di una sorta di effetto contagio perché le relazioni con Bruxelles sono del tutto diverse, anche se l’opinione pubblica svizzera è sicuramente influenzata dalle reazioni osservate soprattutto in alcuni Paesi (ad es. Gran Bretagna, Francia, Italia). Si tratta piuttosto di una reazione istintiva e irrazionale che il popolo svizzero manifesta ogniqualvolta si sente in pericolo o sente minacciati alcuni suoi diritti e valori fondamentali (libertà, sovranità, democrazia diretta, ecc.).
In Svizzera l'euroscetticismo è soprattutto frutto di paura, camuffata spesso con ragionamenti pseudo economici e pseudo valoriali. Per esempio, con la libera circolazione delle persone molti svizzeri temono di essere prima o poi sopraffatti dal forte afflusso di lavoratori provenienti dai Paesi dell’UE (anche da quelli culturalmente più lontani) e di non essere più padroni a casa propria. Le stesse persone evidentemente non considerano che dall'entrata in vigore (2002) del relativo accordo bilaterale ad oggi non c’è stata alcuna immigrazione di massa e che non ci potrebbe nemmeno essere se venisse a mancare l’offerta di lavoro. Non solo, in tutti questi anni l’economia svizzera ha beneficiato enormemente degli accordi con l’UE anche sulla libera circolazione.

Euroscetticismo e xenofobia
In Svizzera, come anche in altri Paesi dell'UE, l’euroscetticismo ha anche a che fare con la xenofobia. Già in passato una parte a volte molto consistente dell’opinione pubblica svizzera, di fronte a vere e proprie ondate di immigrati (si pensi agli anni ’50, ’60 e ’70), ha temuto di perdere il benessere raggiunto, la sicurezza del lavoro, la sicurezza sociale, l’accessibilità all'abitazione, ecc., senza nemmeno chiedersi da dove provenisse in fin dei conti quel benessere, la qualità della vita, la sicurezza sociale. Senza l’immigrazione le attuali condizioni di benessere non ci sarebbero state, né sarebbe possibile mantenerle in futuro senza di essa.
Un altro motivo dell’euroscetticismo è la confusione tra immigrati e approfittatori. Siccome ci sono stati casi di stranieri giunti in Svizzera per approfittare delle assicurazioni contro la disoccupazione, l’invalidità, ecc. molti svizzeri ritengono che i lavoratori stranieri non vengano solo per lavorare e contribuire ad accrescere il nostro benessere e la nostra sicurezza sociale, ma per approfittare (per non dire rubare) delle nostre assicurazioni sociali, della cassa malati, dell’assistenza sociale, ecc.

L’Europa è una garanzia per la Svizzera
Credo che alla radice dell’euroscetticismo, in Svizzera, ci sia pertanto soprattutto una insufficiente conoscenza della storia, dell’economia, dei rapporti globali con l’UE. Quanti sanno, ad esempio, che nel 1815 le grandi potenze europee garantirono la neutralità permanente della Svizzera e l’inviolabilità del suo territorio? Quanti sanno che, oggi, un franco su tre è guadagnato grazie agli scambi commerciali con l’UE (il 55% delle esportazioni svizzere, pari a circa 116 miliardi di franchi nel 2013, è diretto al mercato dell’UE)? E quanti si rendono conto che in una sorta di bilancio i lavoratori stranieri ricevono complessivamente meno di quello che danno? E quanti pensano che molto spesso la polemica con l’UE non è altro che una forma di lotta interna tra partiti politici, tra Cantoni e Confederazione, tra periferia e centro? Molti dimenticano inoltre con troppa facilità che l’Europa è non solo la sede naturale della Svizzera, ma anche la garanzia di tutti i suoi valori.
Giovanni Longu
Berna, 1 aprile 2015