4 agosto 2010

Aigues-Mortes come Berna e Zurigo nella guerra tra poveri

Per chi non vuol dimenticare che gli italiani sono stati un popolo di migranti e che la vita da emigrato era continuamente a rischio è bene ricordare una delle pagine più tristi della storia dell’emigrazione italiana, scritta col sangue nel mese di agosto di 117 anni fa in Francia.
Sul finire del XIX secolo dall’Italia si partiva in massa, soprattutto verso le Americhe e, nella buona stagione, verso alcuni Paesi europei, specialmente Francia e Svizzera, dove erano diffusi i lavori stagionali. In Svizzera erano soprattutto lavori di genio civile per la costruzione delle ferrovie, in Francia i lavori dell’agricoltura, dell’edilizia e altri.
Quando il lavoro era abbondante e ben retribuito c’era posto per tutti. Quando invece scarseggiava e i padroni tiravano giù le paghe il cosiddetto fronte operaio rischiava continuamente di rompersi e la solidarietà operaia predicata dai socialisti di scomparire. Ciò accadde spesso, sia in Francia che in Svizzera, dove si produssero anche episodi di estrema violenza.
Per alcuni studiosi questi episodi, soprattutto i più gravi, erano la manifestazione violenta di una xenofobia diffusa nei confronti degli italiani, per altri erano eccessi clamorosi di una guerra tra poveri. Non c’è dubbio che gli italiani, per i loro comportamenti rissosi e violenti e per il degrado che caratterizzava spesso il loro modo di vivere, ma soprattutto per la loro disponibilità ad accettare senza opporvisi le condizioni di lavoro e di salario imposte dai datori di lavoro, erano spesso malvisti e disprezzati dagli operai indigeni. Per questa ragione uno studioso ha parlato anche di una «xenofobia operaia». E’ tuttavia significativo che la violenza si manifestava soprattutto nei periodi in cui c’era crisi di lavoro e una situazione sociale tesa. Occorre anche aggiungere che spesso a rompere il fronte operaio intervenivano gli stessi datori di lavoro (interessati a reprimere sul nascere le richieste dei lavoratori indigeni) e numerosi agitatori esterni (interessati più alla lotta di classe che alla solidarietà operaia).

In Francia: Aigues-Mortes
L’episodio più clamoroso accadde nel 1893 nel mese di agosto, quando nelle saline di Aigues-Mortes, una cittadina della Camargue, nella Francia meridionale, la conflittualità latente tra operai italiani e francesi per questioni di produttività (lavoro a cottimo) e salari degenerò in una vera e propria aggressione fisica che lasciò sul terreno, secondo fonti ufficiali, 9 morti tutti italiani (molti di più secondo fonti giornalistiche).
L’aggressione degli operai francesi a quelli italiani era cominciata subito dopo il Ferragosto del 1893 a Aigues-Mortes, ma si trasformò in un vero e proprio eccidio la mattina del 19 agosto. Bisogna dire che i francesi erano esasperati dal fatto che la Compagnie des salines di Peccais, in Camargue, aveva fatto arrivare dall’Italia circa seicento operai italiani e lasciato a casa altrettanti di loro. Per vendicarsi dell’affronto subito, una banda inferocita di diverse centinaia di persone si scatenò contro il bersaglio più facile, gli italiani che avevano accettato di lavorare al loro posto, a cottimo e a una paga inferiore.). Molti riuscirono a salvarsi fuggendo nelle campagne, altri in abitazioni private, altri in luoghi pubblici difesi dalla polizia e dall’esercito intervenuti per sedare i disordini. Per una decina di italiani non ci fu scampo e rimasero morti sul terreno.
L’eco di quella aggressione si diffuse in tutta Europa, ma soprattutto in Francia e in Italia, i cui rapporti diplomatici erano già tesi e rischiarono di deteriorarsi ulteriormente. In Francia si moltiplicarono gli episodi di avversione alla presenza di così tanti italiani soprattutto nei cantieri e in alcune industrie. In Italia la protesta antifrancese sfociò in numerosi disordini con svariati tentativi di danneggiare le principali sedi istituzionali della Francia.
Da entrambe le parti si capì che bisognava rompere subito la spirale della violenza. Alla vibrata protesta dell’ambasciatore italiano, il governo francese rispose assicurando che sarebbe stata fatta la massima chiarezza sull’accaduto e che le famiglie delle vittime sarebbero state prontamente indennizzate. Anche il governo italiano dovette assicurare che sarebbe stata fatta chiarezza sulle responsabilità dei disordini e sarebbero stati colpiti gli organizzatori. Quasi a simboleggiare la buona volontà dei due parti, a Aigues-Mortes fu sospeso dalle sue funzioni il sindaco e a Roma fu sospeso il questore.
Per diverso tempo sia in Francia che in Italia l’ambiente sociale restò teso. Nella regione di Aigues-Mortes si arrivò perfino a organizzare una petizione (poi respinta!) affinché fosse impedito alle imprese francesi di assumere non più del 10 per cento di operai stranieri. Una sorta di iniziativa popolare per contingentare l’afflusso di manodopera estera, anticipando di quasi settant’anni le iniziative antistranieri di Schwarzenbach e degli estremisti di destra svizzeri.
Dal 1893 ad oggi sono passati ben 117 anni e la memoria di quel triste episodio è affidata quasi unicamente ai libri di storia e agli archivi dei giornali dell’epoca. Eppure ritengo utile o addirittura doveroso rievocare anche episodi apparentemente così lontani, se possono aiutare a gestire meglio l’attualità. Credo perciò che sia stata una lodevole iniziativa di storici e rappresentanti istituzionali francesi e italiani l’aver organizzato il 24 luglio scorso a Grimaldi di Ventimiglia una «Giornata italo-francese di riconciliazione della memoria» sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In Svizzera: Berna e Zurigo
Episodi di violenza contro italiani erano all’ordine del giorno sul finire dell’Ottocento anche in Svizzera, sebbene non abbiano mai raggiunto l’efferatezza di quelli avvenuti nel sud della Francia. Alcuni di essi sono passati alla storia dell’immigrazione italiana in Svizzera, in particolare uno a Berna, proprio nello stesso anno 1893, e uno a Zurigo, nel 1896. Benché non siano stati provocati dagli italiani, sono stati tramandati come «Italiener-Krawall», i tumulti degli italiani.
Quello di Berna, noto anche come Käfigturm-Krawall (19.6.1893) scoppiò tra gli operai edili per motivi salariali. Sempre per ragioni di convenienza economica, un imprenditore aveva preferito gli italiani (che avrebbe potuto rimandare facilmente al proprio Paese in caso di disaccordi o proteste) agli svizzeri che erano meglio organizzati e pretendevano di più. Agli svizzeri sembrò uno sgarbo imperdonabile e attaccarono gli italiani, rei di aver accettato condizioni di lavoro e di salario inferiori a quelle ritenute giuste dagli svizzero-tedeschi. Ne nacque una rissa furibonda, seguita dall’intervento della polizia e l’incarcerazione di alcuni dei litiganti, che la massa dei dimostranti cercò poi di liberare con la forza. Per i tumulti di Berna ci furono 75 imputati e 9 operai in carcere preventivo per quasi un anno, ma nessun morto.
Ben più grave fu il tumulto (Italiener-Krawall) verificatosi tre anni più tardi a Zurigo. La goccia che fece traboccare il vaso fu un episodio criminoso: durante una rissa un immigrato italiano aveva ucciso a coltellate un compagno alsaziano che l’aveva insultato e provocato. In breve tempo si sparse la voce che ancora una volta un italiano aveva fatto uso del suo micidiale coltello e la massa degli antitaliani zurighesi sembrò che non aspettasse altro per mettere a ferro e fuoco tutto quanto sapeva di italiano. Così la notte del 26 luglio 1896 fu data una vera e propria caccia al Tschingg (uno dei numerosi termini dispregiativi con cui s’indicavano gli italiani). In pochissime ore vennero devastati ventidue locali d’italiani tra abitazioni, ritrovi, negozi, ristoranti situati in diverse zone della città, soprattutto nel quartiere operaio Aussersihl, abitato prevalentemente da italiani. Per sedare il tumulto dovette intervenire l’esercito con la fanteria e la cavalleria. Anche in questa occasione, tuttavia, non ci furono morti.
Gli studiosi s’interrogano ancora oggi quali siano state le vere cause scatenanti non tanto dei disordini quanto piuttosto dell’odio verso gli italiani, ma credo che anche solo tentare di dare una risposta richiederebbe un tempo e uno spazio ben più ampi di quelli disponibili. Quel che si può senz’altro affermare è che le cause sono state sicuramente tante e, sia ben chiaro, non tutte attribuibili a una sola parte. Spesso si crede di individuare la radice del male utilizzando un termine che andrebbe a sua volta compreso e spiegato: la xenofobia. Anche la xenofobia ha infatti sicuramente più di una causa.

In conclusione
Si tratta di episodi irripetibili? E’ probabile che episodi del genere non si verifichino più nei Paesi d’immigrazione, ma non si può negare che episodi simili sia pure meno violenti o senza vittime capitano ancora perché spesso non ci si rende conto che alla base di ogni comportamento civile dev’esserci il senso della legalità e la cultura del rispetto e della tolleranza reciproca.
Giovanni Longu
Berna, 4.8.2010