3 marzo 2010

Quarant’anni fa, 1970, anno cerniera per l’immigrazione italiana in Svizzera

Il 1970 sarà ricordato nella storia dell’immigrazione italiana in Svizzera probabilmente come l’anno del più forte attacco politico contro gli italiani residenti in Svizzera provocato dall’iniziativa xenofoba di James Schwarzenbach. Quell’attacco, tuttavia, non fu improvvisato né ebbe motivazioni solo contingenti. La xenofobia (in senso largo) della destra nazionalistica ha origini molto lontane.
Il 1970, tuttavia, è stato anche un anno fondamentale nella storia della collettività italiana in Svizzera per un vasto cambio di paradigma nella politica migratoria sia da parte delle autorità federali svizzere che di quelle italiane, come pure per una nuova presa di coscienza delle organizzazioni degli immigrati italiani sulle loro responsabilità.
Questi due elementi hanno influito in misura determinante sulla politica migratoria sia italiana che svizzera, ma soprattutto sulla transizione della collettività italiana da popolazione di immigrati a componente stabile della popolazione residente. Per la prima volta dal dopoguerra, nel 1970 s’interrompeva la lunga tradizione del saldo migratorio positivo con la Svizzera e il numero degli italiani rientrati in Italia superava quello dei nuovi arrivi. Era un segnale molto chiaro del cambiamento che si stava producendo sia in Italia che in Svizzera.
Per una parte importante della collettività italiana in Svizzera si chiudeva, per lo più inconsapevolmente, il capitolo dominato dalla nostalgia del luogo di partenza e del mito del ritorno, e se ne apriva un altro orientato a una lunga permanenza nel Paese ospite e alla possibilità di costruirvi il proprio avvenire o quantomeno quello dei propri figli. Il nuovo capitolo si apriva con molte incertezze, ma anche con molte speranze.
Il 1970 può essere considerato anche un anno simbolo per i giovani della seconda generazione. Sono infatti essi che romperanno definitivamente la catena che voleva l’immigrazione italiana una serie ininterrotta di presenze temporanee e provvisorie di prestatori d’opera più o meno a buon mercato (politica di rotazione) e finiranno per imporre una nuova politica di stabilità e d’integrazione. Da allora e sempre più saranno i giovani al centro della politica migratoria, anche se la prima generazione continuerà ancora per almeno due decenni ad essere protagonista sotto molti aspetti.
Il compito che le circostanze assegnavano a tutti, alle autorità italiane e svizzere, alle forze sociali, alle associazioni, all’intera collettività italiana, era estremamente delicato e difficile. Dalla maniera con cui sarebbe stata impostata e avviata la soluzione sarebbe dipeso, forse, il futuro della collettività italiana in Svizzera. Non tutti, nel 1970, potevano essere consapevoli della posta in gioco, tutti però si rendevano conto che il mondo della migrazione stava cambiando.
Data l’importanza di quell’anno, alla rievocazione degli avvenimenti di quel periodo sarà dedicata una serie di articoli, per metterne in luce la collocazione storico-politica e l’impatto sulla collettività italiana di allora.
Giovanni Longu
Berna 03.03.2010

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