2 aprile 2009

Cause di morte degli italiani in Svizzera – un indicatore dell’integrazione?

Recentemente l’Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato la statistica delle cause di morte, una delle statistiche più antiche della Svizzera (esiste infatti dal 1876). Essa è un formidabile strumento conoscitivo non solo per seguire l’evoluzione delle cause di morte, ma anche per valutare lo stato attuale della salute della popolazione.
La speranza di vita aumenta per tutti
E’ interessante osservare che il numero complessivo dei decessi negli ultimi cento anni è rimasto, in cifre assolute, molto costante: 59.252 nel 1907 e 61.089 nel 2007. La costatazione è sorprendente perché nel 1907 la popolazione residente era di poco superiore ai 3,5 milioni, mentre nel 2007 era più che raddoppiata (7.593.500 abitanti). L’apparente incoerenza si spiega con l’aumento della speranza di vita e, conseguentemente, la diminuzione del tasso di mortalità (numero di morti sul totale della popolazione considerata).
La speranza di vita, che cento anni fa non arrivava a 50 anni per gli uomini ed era di poco superiore per le donne, è costantemente aumentata fino a raggiungere, nel 2007, 79,4 anni per gli uomini e 84,2 anni per le donne. Di conseguenza è costantemente diminuito il tasso di mortalità (numero di morti in rapporto alla popolazione totale).
All’inizio del secolo scorso più della metà dei decessi avveniva prima dei 50 anni, oggi l’83% dei decessi avviene dopo i 65 anni. Nel 2007, circa il 50% delle donne decedute avevano superato gli 85 anni. Persino tra gli uomini, meno longevi delle donne, oltre un quarto dei decessi è sopraggiunto dopo gli 85 anni.
Evoluzione delle principali cause di morte
Anche le cause di morte hanno subito un’interessante evoluzione. Basti pensare che agli inizi del secolo scorso si moriva soprattutto a causa di malattie infettive e parassitarie (22,3%), malattie del sistema respiratorio (15,4%), problemi cardiovascolari (13,4%), malattie dell’apparato digerente (11,3%), varie forme di cancro (7,7%), ecc. E’ anche risaputo che la mortalità nel primo anno di vita era molto elevata.
Oggi le principali cause di morte sono invece le malattie cardiocircolatorie (37%), seguite dai tumori (26%) e, sebbene a distanza, dalla demenza senile (7%). I decessi per malattie infettive (compresa l’Aids) sono ormai regrediti a poco più dell’uno per cento; quelli per malattie del sistema respiratorio rappresentano solo il 6%.
Tasso di mortalità degli italiani in Svizzera
I decessi degli italiani rientrano essenzialmente nei primi due grandi gruppi di cause menzionati prima, anche se tra svizzeri e stranieri esistono differenze.
Una prima differenza riguarda il tasso di mortalità. Nel 2007 sono deceduti 1784 italiani, un po’ meno di quanti ne morirono, per esempio, nel 1970 (1813), quando tuttavia gli italiani residenti in Svizzera erano quasi il doppio degli attuali (583.855 contro i 295 507 del 2007). Questa apparente anomalia si spiega non solo con l’aumento generale della speranza di vita tra il 1970 e il 2007, ma anche con la particolare situazione dell’immigrazione italiana in tale periodo.
Nel 1970 i decessi di italiani sarebbero stati molti di più se la fascia d’età in cui si registra il maggior numero dei decessi, ossia dopo i 65 anni, e soprattutto dopo gli 80 anni, non fosse stata particolarmente ristretta a causa dei numerosi rientri in Italia dopo il pensionamento. Ora il tasso di mortalità tende ad aumentare perché sempre più italiani restano in Svizzera dopo il pensionamento.
Principali cause di morte
Una seconda differenza riguarda alcune cause di morte. Ponendo a 100 il rapporto tra il numero dei decessi per tumore (oggi la seconda principale causa di morte) e l’intera popolazione residente, all’inizio di questo decennio il valore riguardante gli uomini italiani (106) era superiore sia a quello degli svizzeri (101) che, soprattutto, a quello degli altri stranieri (93). Questa sovramortalità degli italiani per tumore era dovuta soprattutto all’incidenza del cancro dei polmoni (molto legato alla pratica del fumo) e dello stomaco. Per le donne italiane, invece, il valore (90) risultava inferiore sia a quello delle donne svizzere (102) che a quello delle altre straniere (91).
Per i decessi a causa di malattie cardiovascolari (in particolare cardiopatie ischemiche) il valore degli italiani (84) era inferiore a quello degli svizzeri (102), ma superiore a quello degli altri stranieri (80). La situazione è analoga per le donne italiane, il cui valore (87) era inferiore a quello delle svizzere (101) e superiore a quello delle altre straniere (77). La notevole differenza tra stranieri (italiani compresi) e svizzeri è dovuta soprattutto al fatto che in questo gruppo dominano i decessi degli ultraottantenni.
Nel gruppo dei decessi a causa di malattie infettive, pur non avendo ormai grande incidenza sul numero complessivo dei decessi, era particolarmente significativo il divario tra i valori riguardanti le donne italiane (147) e quelli delle donne svizzere (100) e anche delle altre straniere (103). Per gli uomini italiani (117) quel valore era meno significativo sia rispetto agli svizzeri (100) che rispetto agli altri stranieri (99).
Guardando al futuro
Le differenze alle quali si è accennato, soprattutto tra italiani e svizzeri, tenderanno a ridursi e sarà sempre più difficile riscontrare differenze sia sul tasso di mortalità che sulla speranza di vita e sulle cause di morte. Anche questo è un indice significativo del progressivo e costante avvicinamento delle condizioni di vita e di morte delle due popolazioni e di una sorta di «integrazione compiuta». Se questa tendenza proseguirà, c’è da credere ai demografi dell’Ufficio federale di statistica, che per il 2050 hanno previsto per gli abitanti della Svizzera una speranza di vita alla nascita di ben 85,0 anni per gli uomini e 89,5 anni per le donne. Chi vivrà vedrà.
Giovanni Longu
Berna 2.4.2009